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martedì 28 novembre 2017 10:30:00

Giusto vi fosse sfuggita la notizia uscita a metà novembre, la riproponiamo. È ormai certo, anzi certificato, che non è appartenente più all’Iran, nel sito di Hajji Firuz Tepe, il primato della storicità in fatto di produzione del vino.

Gli ultimi dati del lavoro prodotto dal Museo della Pennsylvania hanno elevato al rango di più antico luogo in cui stato trovato del vino è nel montagnoso Caucaso, giusto una cinquantina di km a sud della capitale della Georgia Tiblisi, nei siti di Shulaveri Gora e Gadachrili Gora.

Qui sono state ritrovate otto giare della capacità di 300 litri, databili da 5.800 e 6000 anni prima dello zero. La scoperta è stata possibile perché all’interno di questi contenitori c’erano ancora tracce di acido tartarico, ma anche succinico, malico e citrico. La presenza di questi acidi testimonia qualcosa di fermentato da chicco di uva, quindi il vino. La cosa stupefacente è quella che il vino era puro, non c’è traccia di miscelazione con miele né d’erbe officinali o medicinali (se le aspettavano), e soprattutto manca quell’estratto di resina che era usato per proteggerlo dagli attacchi dei batteri acetici.

La corsa a ritroso, alla ricerca della sorgente materiale del vino, è però ancora in atto, tanto che questa straordinaria scoperta è già sull’orlo dell’essere posta in archivio e favore di nuove proiezioni storiche nel profondo passato. Gli occhi sono adesso puntati in Azerbaïdjan e in Armenia, però sembra più favorito il sito di Göbelichi Tepe e Nevalı Çori, prossimi al fiume Tigri, in Turchia, che datano addirittura 9.500 anni prima di Cristo.

Quella del vino sta diventando davvero una storia senza fine, tanto da immaginare che i nostri antenati lo sorbissero addirittura quando risiedevano ancora nelle caverne, per uccidere, forse, i patemi di notti scure e incerte albe.

AIS Staff Writer

 

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)