Come si diventa esperti di profumi, anzi, di più, la prima donna italiana a diplomarsi maitre parfumeur negli ultimi trent'anni alla celebre scuola di Grasse?
L'ho chiesto, in un breve colloquio avuto in terra di Puglia, nel corso della manifestazione Radici a Monopoli, a Maria Candida Gentile, nata a Sarzana, ma attiva tra l'Italia e Grasse, ovvero il più importante centro francese (e forse del mondo) dove si studiano i profumi e si diventa esperti di questa misteriosa inafferrabile materia. Ecco quanto mi ha risposto. Lasciando ovviamente più spazio all'immaginazione, che raccontando veramente i segreti di questo mondo magico...
Maria Candida come nasce il suo interesse per il mondo misterioso e inafferrabile dei profumi e come si diventa maitre parfumeur?
E' tutto nato da bambina ,credo sia nata dalla passione per le rose antiche che mi ha trasmesso mia zia, mi divertivo in particolare a coglierle, annusarle e riconoscerle. Il mio percorso è stata la Ecole Isipca di Versailles (Institut Supérieur International Parfum Cosmétique) poi una specializzazione alla Ecole Givaudan Roure a Grasse seguendo una formazione in profumeria artistica. Questa la mia formazione, poi ovviamente esercizio e studio quotidiano delle materie prime, almeno due ore tutti i giorni.
La sensibilità a cogliere le infinite sfumature di un aroma è dono naturale o si sviluppa nel tempo e in quale modo si sviluppa?
Sicuramente è un dono anche se come tutti i doni ,si deve esercitare.
Quale percorso l'ha portata a collaborare con la grande scuola dei profumi di Grasse e come è stata la sua formazione?
Credo che fosse scritto nel mio destino arrivare a questo lavoro, ma è stato un percorso lungo, con molte esperienze mi hanno fatto maturare e capire che la strada non poteva essere altro che questa. Dopo ho studiato in Francia e mi sono specializzata a Grasse, quindi la specializzazione in profumeria artistica. Un'ottima formazione con grandi maestri e in particolare con la professoressa Carol Andrè. Infine mi sono laureata in scienze e tecnologie della profumeria.
Nel suo sito Internet - http://www.mariacandidagentile.com/ - si legge: "il mio mestiere deve essere creativo ma anche pragmatico e visionario". Vuole spiegare meglio dove finisce il metodo e dove inizia la creatività?
Non è facile trovare quel momento, almeno per me. Prima di poter esprime il mio sentire e ricreare attraverso una formula un momento, una sensazione o un'emozione, devo essere prima di tutto serena, poi cogliere l'attimo in cui sono ispirata e molto lucida, altrimenti se non lo sono non riesco a scegliere la molecola profumata più adatta alla creazione che ho in mente.
Quale tipo di attenzione e di concentrazione sono necessarie per riconoscere in un profumo le diverse sfumature aromatiche, le svariate note che lo compongono?
Quando il profumo è di qualità e creato seguendo le regole della profumeria, serve circa mezzora per poter sentire testa, cuore e fondo. Parlo di profumi che sono composti da 60 ,70 materie prime .I miei profumi lo sono. Per i profumi commerciali, per lo più banali e tutti uguali, pochissimo.
Secondo lei è più difficile e complesso costruire un profumo, magari sforzandosi di personalizzarlo attraverso la propria sensibilità ed i gusti della persona cui è destinato, oppure lo sforzo di de-costruzione, di descrizione di tutti i componenti presenti in un determinato profumo?
Sono due cose diverse. Il primo caso è una ricerca legata ai gusti e alla personalita' del cliente, infatti una delle materie che abbiamo studiato a Versailles è proprio la psicologia dell' olfatto e l'antropologia dei sensi, materie che aiutano proprio ad acuire la sensibilità e percepire le necessità del cliente.
La decostruzione è un esercizio maniacale quotidiano che mi affligge perennemente, senza neanche volerlo. Sento un odore, non un profumo e quando lo sento inevitabilmente sono portata a pensare da cosa sia composto. Per esempio la rosa (la materia prima) non sa solo di rosa, ma è composta da altre 30 vibrazioni che sempre con l' esercizio si imparano a sentire. Per fortuna siamo in pochi a sentire così tanto, perché a volte è anche una sofferenza.
Come si costruisce un profumo? Quali sono gli elementi che non possono mancare e quali invece sui quali si può giocare liberamente e ai quali si può rinunciare o per i quali si può attenuare la presenza?
Quando si costruisce un profumo ,si dovrebbe seguire una costruzione piramidale. Alle note di testa appartengono alcune famiglie, come gli agrumi, alle note di cuore tra le tante quella più importante è la famiglia dei fioriti, nelle note di fondo ricordo i legnosi, gli ambrati i speziati. ma le famiglie sono molte e formate da tantissime materie prime naturali e sintetiche.
Non è una questione di rinunce ma di scelte, che ognuno di noi nasi decide per la sua creazione. L'importante è conoscere gli schemi molto bene, per poi magari stravolgerli come a volte faccio io, ma quando lo faccio è perché mi sento molto sicura e padrona di quella formula creata tanto da chiuderla con improvvisazioni personali.
E' davvero possibile, come si legge talvolta, "personalizzare" un profumo e crearlo in base ai gusti personali della persona cui sarà destinato? E lo stile personale, il marchio distintivo del maitre parfumeur, in che modo passa in secondo piano rispetto ai desiderata del committente?
Aggiungo che il mio stile c'é sempre, perché sono io che creo, io che propongo.
Crede esista una particolare sensibilità femminile che porta a cogliere i profumi, gli aromi, meglio di quanto possano fare gli uomini?
No, assolutamente. Molto spesso gli uomini sono più portati delle donne. Pensiamo a Ernest Beaux creatore di chanel 5 o Edmond Rudinska creatore di eau sauvage.
Vuole spiegare in cosa consista secondo lei una "memoria olfattiva" e come si può allenarla e renderla sempre più ricca e variegata?
La memoria olfattiva non è altro che una specie di memoria primitiva, la nostra memoria più antica che ci permette di ricollegare un odore e contestualizzarlo. Per esempio il profumo di un dolce alla mela ad un ricordo della nostra infanzia, di una persona cara e così via.
Quale importanza hanno, nel determinare una memoria olfattiva e una sensibilità particolare nella creazione e descrizione di un profumo, le esperienze personali, la capacità di legare una particolare sfumatura aromatica ad un determinato ricordo?
Direi che sono determinanti per me.
Quale differenze e analogie coglie tra la descrizione tra le diverse sfumature aromatiche contenute in un profumo e la descrizione degli aromi che si colgono nella fase olfattiva dell'assaggio di un vino?
Come sa ho seguito con molto interesse le fasi della premiazione dei vitigni autoctoni pugliesi e ho ascoltato con molto interesse le valutazioni olfattive fatte dai sommelier in occasione della manifestazione Radici, cui ho avuto la fortuna di essere presente.
Quello che penso è che io ho una conoscenza probabilmente un po' più vasta delle materie prime e di tutte le varie sfumature, è un approfondimento unico che mi viene dalla mia formazione scolastica.
E dal punto di vista creativo ritiene esista una qualche analogia tra il lavoro di uno chef de cave in Champagne che attraverso un mix ragionato di numerosi vini arriva a comporre una cuvée ed il suo lavoro di creatrice di profumi che compone una sorta di puzzle olfattivo?
Penso proprio che ci possano essere delle analogie,ma dopo quest' intervista credo che dovrebbe dirmelo lei...
L'essere esperta di profumi, maitre parfumeur la ha aiutata a sviluppare una particolare sensibilità nel descrivere anche un vino?
Forse sì, ma certo credo che i miei metodi di valutazione olfattiva non siano proprio allineati ai vostri.
Quali elementi, da esperta di profumi qual'è, la portano a preferire un determinato vino, con il suo bouquet, piuttosto che un altro?
Per me è importante il gusto quanto il bouquet.
Preferisce i vini intensamente aromatici, come ad esempio un Sauvignon oppure un Gewürztraminer, o vini, bianchi oppure rossi, dove l'elemento aromatico è più sfumato?
Non amo molto i vini con elementi aromatici accentuati. I vini con note minerali o di asfalto o di pipì di gatto non li sopporto, perché mi ricordano certe materie prime che ho dovuto studiare e annusare per giorni pur detestandole...tipo una specie di indigestione!!! Comunque tra bianco e rosso, preferisco il rosso.
Come giudica da esperta di profumi, la presenza di note di legno, tostate, in un vino? Un elemento che completa e arricchisce il vino, lo rende magari più intrigante, oppure un elemento estraneo e di disturbo all'apprezzamento degli aromi legati alla varietà di origine e al terroir di provenienza?
Penso sia una moda che piace molto ma non a me. Io preferisco aromi legati al territorio e alla varietà d'origine.
Ha mai provato ad immaginare un mondo senza profumi, una realtà in cui la sua sensibilità olfattiva venisse improvvisamente a mancare o fosse neutralizzata? Che tipo di mondo immagina possa essere?
Non voglio nemmeno immaginarlo. Penso anzi ad un roseto estivo in fiore, ci pensi anche lei così evitiamo di spaventarci in due...
Intervista a cura di Franco Ziliani