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venerdì 15 settembre 2017 16:30:00

Il Domaine appartiene a una delle più antiche famiglie del comprensorio dello Châteauneuf du Pape, e il nome Barberin tradisce un’origine non francese. Si tratta infatti di una famiglia d’origine toscana, giunta prima in Provenza e poi risalita fino a qui. Dei Barberini (francesizzato poi in Barberin) si hanno testimonianze anche a Roma, per via di qualche complicanza nel trattare alcuni reperti archeologici. Ma a noi interessa il vino.

Châteauneuf du Pape è terra di uve rosse, con vini talvolta mastodonticamente tannineggianti, che abbisognano di pazienza e tempo per equilibrarsi.

Nonostante l’imperante presenza del vino rosso, a Châteauneuf du Pape, paese di poco oltre 2000 anime, altitudine 117 metri slm, spesso spazzato dal Mistral e strapazzato da una canicola ossessiva che rischia di disidratare gli acini, le uve bianche ben si difendono e, opportunamente miscelate nel liquido che riescono a far fermentare, creano vini di sorprendente longevità.

Ne è la prova questo Châteauneuf-du-Pape 2009 del Domaine de la Solitude, che trova nella fusione tra roussanne, grenache blanc e clairette un punto di equilibrante dimensione organolettica mediterranea. Nella sua tinta giallo paglierino resistono ancora nuances verdognole, la naturalità olfattiva del bianco di Châteauneuf-du-Pape, quella rinfrescante miscela aromatica, tutta essenzializzata nelle erbette del sottobosco mediterraneo, nella pesca bianca, nelle note di fiori della vite, si accompagna a leggere note tostate di mandorla bianca e di pietra focaia, di gesso e salgemma. Al gusto già svetta in eleganza per l’approssimarsi al suo equilibrio gustativo, vibra ancora una punta di freschezza, ma sapidità ed effetto alcol già rendono il liquido sottile nel volume per un inizio di effetto seta che preannuncia lunghezza di bocca e traguardi d’armonia tra qualche anno.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)