mercoledì 6 settembre 2017 10:00:00

Alcuni produttori erano quasi venti anni che si battevano per ottenere una nuova classificazione, che si allontanasse dalla distraente e malimpiegata Bourgogne (dal Beaujolais fino a oltre Digione), in cui i vitigni principi della regione, pinot noir e chardonnay, se ne potevano uscire in bottiglia in compagnia di gamay e aligoté.

La nuova AOP approvata il 15 giugno, Bourgogne Côte d’Or, mette fine a qualche incertezza enologica. Gli ettari sono 1000 e si estendono nella Borgogna Côte de Beaune e Côte de Nuits, che già trovano una loro identità in etichetta; la zona si estende tra Digione e Maranges.

La nuova AOP si differenzia dalla più generalizzante Bourgogne perché ha densità di impianto maggiore, 9000 ceppi/ettaro rispetto ai 5000. La resa s’abbassa di quasi il 14%, sarà di 66 hl per il Bourgogne Côte d’Or bianco e di 58 hl per il rosso. Anche la gradazione alcolica minima cambia. Sarà di 10,5 per il rosso e di 11 per il bianco, il Bourgogne tradizionale s’attesta invece a 10,5 per il bianco e 10,2 per il rosso.

L’intenzione della nuova AOP non è solo quella di dare migliore identità geografica, ma anche di eliminare dubbi e incertezze sul vino contenuto nella bottiglia, perché con questa nuova denominazione non è più possibile miscelare il pinot noir con il gamay e lo chardonnay con l’aligoté, cosa che è autorizzata nella versione Bourgogne. In fatto di prospettiva qualitativa c’è però un tutto da verificare, perché quei produttori che se ne uscivano con il loro finissimo Bourgogne integrale forse non avevano bisogno di un nuovo lustrino, a meno che, come insinua qualcuno, non sia solo un altro escamotage per uscire sul mercato con qualità invariata e prezzi più alti, magari non subito, ma c’è chi già chi scommette che sarà così. Malfidati? Vedremo!

AIS Staff Writer

 

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