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giovedì 12 febbraio 2015 11:45:00

Lo studio si compì nel 2009 per dare un premio e un senso enologico contemporaneo a un vitigno tra i più autoctoni del territorio del Soave, il trebbiano di Soave.

Il vino che ne scaturì fu appunto Studio, un IGT Bianco Veneto, che oltre al trebbiano di Soave, 60%, vede il contributo della garganega per il restante 40.

I vini seguono un percorso indipendente, con vinificazione in acciaio e poi assemblaggio dei vini a fermentazione finita per allevarli in legno della Frères da 680 litri per quasi 9 mesi. La filosofia mira a conseguire un incontro tra autoctonia e nuova interpretazione dello stampo enologico, per impreziosire al meglio quelle pregiate rusticità del trebbiano di Soave. È un vitigno che ha vissuto il territorio tra le aree delle provincie di Verona, Brescia e Mantova, che ha fatto della sua acidità uno dei punti di forza della propria personalità, rendendosi versatile per il vino passito, trasformista per lo spumante e ballerino di prima fila per un prodotto da lungo affinamento,  se, naturalmente, ben curato in vigna e in cantina.

Con queste premesse il connubio di quest’uva chiamata anche Turviana e Turbiano (una specie di strozzatura verbale di trebbiano) con la garganega desta un certo interesse.

La vendemmia 2011 ha sfornato un vino con 13% di alcol in corpo. Ciò dà consistenza al movimento nel bevante, nel contempo la luce che investe il liquido rende luminoso il giallo dorato che è in lui. Il profumo è l’espressione di un’equilibrata complessità odorosa, altalenante tra ricordi di salsedine e di frutta tropicale: mango, guava e papaia. Elegante lo spunto fiore giallo dolce, a sfiorare il miele più che la cera d’api. Sotto sotto naviga un sottobosco odoroso, di paglia appassita e di nespole maturate al sole. Se qualcuno dicesse che c’ è anche uno tono di pietra focaia o di polvere da sparo, non ci sentiremo di negarlo.

Ecco, è un profumo veramente piacione, attenzione di non scambiare piacione per stucchevole, è un profumo che si fa ben volere, ma che possiede gli attributi per meritarsi la benevolenza qualitativa. Gusto vibrante per tensione fresca (in discesa) e arricchimento sapido (quindi in ascesa), flusso glicerico e calore alcolico in sintonia bilanciante, tutto ciò crea una lunga persistenza aromatica, con un finale dalla variegata offerta frutto-floreale. Manca solo un deciso colpo di reni per superare il traguardo del molto persistente e frenare in piena zona di eccellenza. Si rifarà nelle prossime vendemmie! Per via della sua struttura gusto olfattiva che ammicca all’equilibrio soffusamente morbido e decisamente sapido, lo destiniamo a un risotto con radicchio rosso o con i carciofi, a una scaloppina al limone, oppure a una bella frittata di asparagi di Badoere.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)