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martedì 10 ottobre 2017 15:30:00

Il ristorante può essere considerato un essenziale crocevia tra le dimensioni che animano  il viaggio di una bottiglia del vino: c’è il cibo in abbinamento, la carta che lo rappresenta e  qualcuno/qualcuna che riunisce i due attori e diventa l’ultimo interlocutore prima che il vino fluttui nella coppa del consumatore.

E tra cibo e vino è quest’ultimo il primo elemento di soddisfazione perché tra le cose scelte è quella che arriva prima ed è uguale per tutti i commensali, mentre il cibo giunge dopo e la scelta potrebbe essere non univoca per il tavolo. Si è poi in una situazione che ci vede più impegnati nel dialogo, a mente libera, in presenza del cibo ci sarà un recupero di autonomia gustativa e l’attenzione individuale tenderà un po’ a isolarsi.

Un’azienda francese di distribuzione di bevande ha commissionato uno studio sul momento della scelta del vino e su quanto possa diventare essenziale per l’appeal di un ristorante qualcosa che non la lasci isolata.

Alla domanda se fosse più o meno decisivo il vino nel giudizio/scelta di un ristorante, il 45% ha risposto positivamente, e i due terzi di questo 45% lo considerano essenziale.

La loro attenzione non si limita alle proposte enoiche, ma s’allarga alla modalità della visione, ai consigli offerti e/o prodigati e ai prezzi. Se ci sono questi passaggi, il fruitore è disposto ad assegnare una valutazione di complessiva gradevolezza più alta per l’intera struttura, e il motore di questo plus è la spiegazione del vino.

In fatto di consigli sul vino offerti spontaneamente, il riscontro non è stato entusiasmante perché solo 1/4 degli intervistati l’ha rilevato.

Lo studio evidenzia che l’instaurazione di un rapporto che includa il consigliare, genera due volte su tre la scelta finale del vino, con conseguenze molto positive sulla rotazione dei brand e delle tipologie, pertanto migliorarsi in questo sarà un vantaggio.

Altra cosa da sviluppare e migliorare per aiutare il cliente nella scelta è la carta dei vini. Non è infatti un caso che sulla scelta del vino il peso maggiore sia assegnato alla  carta (41%), mentre il 30% segue il consiglio e il 29% né l’uno né l’altro. Molto sorprendente è il rapporto consumatore/carta dei vini, un buon 35% non vi legge niente, altri si focalizzano sul prezzo e altri sul colore. Lo studio evidenzia che i consumatori non disdegnerebbero di essere più assistiti e perfino guidati, e un passo in questa direzione può essere compiuto offrendo suggerimenti e consigli attraverso una figura formata all’uopo come il sommelier; un altro passo è ridisegnare la carta dei vini, inserendovi sintetiche notizie sulle caratteristiche organolettiche, con quali cibi abbinarlo, magari anche curiosità sul produttore e sulla zona di provenienza e soprattutto indicare sempre il millesimo. Queste diventano essenziali linee guida per il consumatore, che le può eseguire autonomamente ma può anche discuterne con chi quella carta l’ha redatta, il sommelier.

È uno studio francese, però crediamo che calzi anche per l’Italia.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)