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sabato 27 ottobre 2012 09:15:00

DB presenta un resoconto della vendemmia 2012 in Champagne che sembra evidenziare più luci che ombre.
L’esordio dello Chef de Cave di Louis Roederer è molto eloquente quando ha manifestato le proprie considerazioni sulla vendemmia 2012: la qualità è notevole! Tra le vendemmie che cita come termine di paragone spicca il 1990 e il 1996 e in qualche particolare vigneto potrebbe risultare anche migliore, quasi come il 1947.
Il clima continentale dell’estate ha favorito una piena maturazione al Pinot nero e il buon finale di stagione ha aiutato lo Chardonnay e il Pinot meunier a bilanciarsi in acidità e PH e combinarsi con un ottimo livello di zucchero.
Anche dalla Maison Ruinart giungono squilli di tromba che annunciano la buona novella e il capo della cantina Frédéric Paniatios è stato particolarmente soddisfatto delle sue sanissime uve e dell’alto livello di acido gluconico e glicerolo. Questo 2012 potrebbe risultare un incrocio tra 1952, 1990 e 2002.
Anche Charles Philipponnat si allinea alla Ruinart, soprattutto mostra evidente soddisfazione per il Pinot noir e per il suo potenziale alcolico, tra 11,5° e 12° e per l’ottima presenza di acidità, meglio di quanto accaduto nel 1996. Per la Maison Philipponnat l’annata 2012 si posizionerà tra il 2002, il 1990 e il 1959, questo grazie a una resa di 60/70 quintali a ettaro.
Moët & Chandon, ovvero Benoît Gouez, resta più cauto. Ammette che le uve erano super sane, conferma un ottimo bilanciamento tecnologico tra acidità e maturità zuccherina, per cui il potenziale del millesimo sarà elevato; però la resa è stata di 85 quintali a ettaro.
Dall’Aube le notizie assumono toni enfatici. Michel Drappier, dalla Côte de Bar, parla di un millesimo, il 2012, da comparare alla leggendaria vendemmia 1996, anche se un po’ meno omogenea. Eppure il 2012 era partito malissimo, meno 20° a Febbraio, poi molto caldo e secco a fine inverno; la primavera è stata piovosa e la grandine devastante, poi in agosto si sono verificati picchi di 38°. Drappier constata quindi una raccolta molto esigua, al pari del 1957, solo 43 quintali per ettaro, però la qualità, però!
Anche alla Perrier-Jouët l’ottimismo non manca perché la qualità complessiva delle uve è stata alquanto alta e senza problemi di salute, senza botryits e maturità uniforme, e la resa è stata pari al consentito dal bando di vendemmia: 11.000 kg/ha e 2.000 kg/ha per riserva individuale.
Come si dice in gergo in questi casi, tutto è bene quel che finisce bene. Cheers!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)