lunedì 26 settembre 2016 15:30:00

I consumatori stanno virando verso un apprezzamento diverso, però in meglio, per il mangiare e il bere. Notizia quasi strepitosa, quasi uno schiaffo alla velocità della ingestione moderna e digitale, forse un contropiede ben disegnato dopo anni di catenaccio contro il fast-food. Allora l’azione del mangiare e del bere è tornata a essere atto di socializzazione e di interpersonalizzazione espositiva di parole e gusti?

Ancora così non è, ma ci stiamo lentamente avvicinando. Questo sembra uscire dal report dell’IPA – Institute for Practitioners in Advertising – di Londra.  È, udite-udite, un aiuto a questo risveglio sembra provenire dai social media, dalla loro potenzialità di mettere uno di fronte all’altro (però nello schermo) i gusti dei consumatori, con notizie, scambi e commenti su cibo  e vino, ciò genera un vortice ascensionale nell’interesse per i prodotti di cui si sta parlando e questo innesca poi la ricerca e la volontà di scoprire. La non passività del social media, rispetto alla staticità della TV di appena 10 anni fa, quando non c’erano Iphone e Ipad, è diventata stimolante per tutti e ognuno resta coinvolto maggiormente in ciò che colpisce il suo personale interesse, e cibo e vino sono, finalmente, ai primi posti. Tutto si sta concentrando sull’attenzione che il cliente/consumatore pone su certe cose commerciali. Nel 2000 l’attenzione non si spostava se non dopo 12 secondi, nel 2015 siamo scesi a 8 secondi. Come far resistere l’attenzione, semplice: passare il tempo mangiando e bevendo apre le possibilità di fare affari, salda l’attenzione.

Questo perché il tempo complessivo che oggi si dedica a bere e mangiare è di 3 ore e 46 minuti, il tempo di lavoro è aumentato del 22% rispetto al dato del 2005, tutto a discapito del tempo da dedicare alla socializzazione e al relax. Quindi perché non sfruttare quella parte di tempo non aggressiva con il mondo che gira intorno come mangiare e bere? Anche perché tra colazione, pranzo e cena, in 3 ore e 46 minuti, tra un drink (più o meno soft), uno sparkling e un filetto di sogliola di Dover, forse l’affare si chiude. Nell’antichità mediterranea (greca) la tradizionale chiusura di un pasto di affari finiva con “abbiamo mangiato, abbiamo bevuto e ci siamo unti di olio”, l’antenato dell’odierno “letto, approvato e sottoscritto”.  Le frasi sono cambiate, non la sostanza, anche perché “gli affari si fanno a tavola”… e il vino li celebra.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)