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mercoledì 19 luglio 2017 11:30:00

Ormai è diventata una costante, non passa settimana che non si pubblichi qualcosa sul mercato del vino in Cina. Nell’ultimo Vinexpo, tenutosi a Bordeaux dal 18 al 21 giugno, sono stati presentati vari report che analizzavano le prospettive di sviluppo della vendita di vino. Il dato di partenza è ormai il solito da quando la Cina ha cominciato a consumare vino: al primo posto c’è il rosso. E gli altri? Bene, le ultime analisi di mercato dicono che c’è spazio anche per gli altri… anzi molto spazio.  Secondo gli analisti inglesi c’è stato un gran balzo del vino rosato dal 2010 al 2014 (ultimi dati disponibili) che ha conseguito un +105%. In realtà è più un effetto di percentuale che di massa in volume, un effetto però che sta a indicare che la corsa tra i non rossi è partita di slancio. Benissimo vanno anche le bollicine, che nel periodo 2010-2014 hanno ottenuto un incremento del 74%, mentre il vino bianco fermo spunta un +68%.

L’aspetto più sorprendente è quello del vino con bollicine, perché il consumatore cinese non sembrava, una decina di anni fa, molto in sintonia con questo tipo di prodotto. Invece la previsione si dovrebbe confermare anche nei prossimi anni, tanto da raggiungere un +41% nel 2020. Il mercato è dominato dallo Champagne, ma nuove accessibilità stanno affiancando il consolidato storico champenois. Gli analisti pensano che l’alternativa allo Champagne stia nei vini effervescenti con gusto a minor secchezza, che offrano profumi d’immediatezza floreale e fruttata. Si pensa al Prosecco però in versione “addolcita”, o meglio si scommette molto sull’Asti e sui vini a base di uva moscato e uva aromatica, questi non solo perché meno complicati negli aromi, ma anche più accessibili in termini di prezzo.

L’altra sorpresa è che anche in Cina di parla di gusto millennials, intendendo con ciò quella nuova socialità che trova identità nelle grandi metropoli di Pechino, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou. I millennials cinesi si staccano dal vino rosso dei loro genitori, si aprono al nuovo spirito di beva la cui maturazione ha il tono dell’occidentalizzazione perché c’è la volontà di ricercare un gusto personale del vino. C’è anche un aspetto che investe la formazione e la conoscenza, magari acquisita anche con qualche viaggio all’estero e che ha portato anche ad accettare il vino bianco con il pesce, e di pesce se ne consuma molto nelle metropoli prossime al mare. La parte più audace dell’analisi riguarda il nuovo consumo femminile, frutto di quella scalata sociale a cui stanno ascendendo e che le vede protagoniste come consumatrici soprattutto di vino bianco e di vini effervescenti.

Naturalmente questi report vanno valutati con pesi e contrappesi perché i dati di ciò che la Cina sta producendo sono difficoltosi da recuperare e trasferire nella notizia, pertanto non sono possibili utili confluenze e integrazioni. Ancora oggi, e per altri anni, il leitmotiv sarà ancora: “Cina = sbocco ad ogni costo”. E se pensassimo al mondo del vino cinese in modo eno-fantascientifico? Ci immaginassimo un’espansione di vigneti (c’avranno pure la terra?), un’invasione di wine-maker d’eccellenza (non crediamo manchino le risorse), un marketing project (i professionisti li hanno)  e… perché no, prezzi da sballo (è nelle loro corde), infine, giusto come ciliegina rossa sulla torta alcuni 100/100 a raffica sui magazine di lingua anglofona e… les jeux sont faits. Che sia davvero enofantascienza?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)