sabato 27 aprile 2013 09:30:00

Una novità interessante del Vinitaly 2013 passa sicuramente dalla Calabria e dalla DOP Terre di Cosenza, non in quanto novità come denominazione, che è del 2011, ma per quella certa idea di valorizzare un antico vitigno calabrese, il Magliocco.

Il Magliocco è un vitigno che appartiene alla famiglia dei magliocchi, tutti vitigni dal grappolo piccolo, come un “maglio”, un pugno.

Il Magliocco è in grado di dare vini di grande colore, eleganti, con finezza gusto olfattiva costante, con un tannino ben espresso nell’equilibrio complessivo del vino e capace di proporsi con lunga longevità.

Terre di Cosenza sta tentando di abbandonare l’accostamento del Magliocco alle tradizionali cultivar Greco e Malvasia, come accadeva nel Donnici.

In questa nuova versione, e con differenti cure in vigna e attenzioni in cantina, il Magliocco si sta trasformando, sta prendendo confidenza con la propria personalità gusto olfattiva, si sta abituando a vivere da solo.

Il Magliocco 100% è un vino molto colorato, con una ben definita e riconoscibile tinta rosso rubino molto intenso. Ha profumi molto spiccati di frutta a bacca nera ben matura, quale la ciliegia, la mora e la prugna; ha spezie dolci per via del passaggio in barrique e un vago finale di oliva nera secca e di corteccia di pino mediterraneo.

Com’è naturale, visto il clima, la parte alcolica è sicuramente molto partecipe alla costruzione della struttura del vino; l’acidità non è molto agguerrita e il tannino combatte con tutta la sua nobile rugosità per creare un punto di equilibrio tra morbidezze e durezze.  Comunque la nuova Dop, che include tra l’altro Donnici, Verbicaro, Pollino, San Vito dei Luzzi, quest’ultime inquadrate come sottozone, ancora non ha trovato un registro condiviso per segnalare al mondo del vino quale vitigno debba rappresentare la zona.

Il Magliocco è in prima posizione, e lo si è capito al Vinitaly, perché secondo quanto asserito da esperti ampelografi, quest’uva è in grado di affondare le radici nei diversi terroir evitando si uniformarvisi. Secondo gli esperti cosentini il Magliocco acquisirebbe una certa poliedricità olfattiva e gustativa, che lo allontana subito dai gusti del passato, proiettandolo in una dimensione tannico ellagica dalle sfumature non spigolose, non rustiche, soprattutto se lo si coltiva nei punti ideali e con maturazioni adeguate.

Terre di Cosenza si sta avviando verso l’adozione del Magliocco come propria bandiera,  attingendo alle esperienze mediatiche del Barolo in Piemonte e del Sangiovese in Toscana. Si dovrà puntare sul vigneto, sfruttando il potenziale delle vigne più anziane, che al pari di quello che accade nel caldo Languedoc con il Carignan, sono le uniche che smorzano totalmente la rusticità del Magliocco, innalzandone l’originalità nella finezza.

Salutiamo quindi il nuovo ruolo del Magliocco come porta bandiera di un rinnovamento sorprendente, che vede nelle antiche terre della valle delle colline del Crati, nelle pendici del Pollino e nelle storiche terre di Verbicaro e di San Vito dei Luzzi, per passare da Condoleo e dall’Esaro, il nuovo volto della Calabria; un nuovo west enologico regionale (enotrico – da enotriag – verrebbe da dire) che forse però poteva evitare di essere accondiscendente nel disciplinare allo Chardonnay, al Cabernet e al Merlot, e perché no anche al Sangiovese.

Comunque è un territorio che è andato avanti, ha progredito facendo sistema, intanto geografico. Al sistema qualità si avvicinerà molto presto, ne siamo certi.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)