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mercoledì 25 febbraio 2015 13:45:00

C’eravamo anche noi a Londra, per caso (?), alla presentazione del 2012 del vino Romanée Conti, e siamo rimasti con uno stato d’animo tra il sorpreso, l’incredulo e il non è possibile, quando Aubert de Villaine ha parlato dei sui vini. Noi conosciamo la persona per averlo visto all’opera a Vosne-Romanée, dietro il cancello rosso, in attesa di porgere il benvenuto ai visitatori, però in un contesto così specialistico e autorevole non ci era capitato. Naturalmente si parla di prezzi, un argomento sempre più dibattuto tra gli enofili. Il fulcro del dibattito è il benedetto, o maledetto, dipende dall’angolazione, secondo mercato.  Cosa effettivamente sia e come si concretizzi questo secondo mercato, ancora non è stato del tutto individuato, quali meccanismi lo movimentino e quali lo nutrono invece sì: che sia speculazione? Ma andiamo avanti! La proprietà della DRC si dichiara impotente nel contrastare questa escalation di prezzo, aspetto che non gradiscono “perché lo posiziona nella categoria dei prodotti di lusso, dove non vogliono (vorrebbero?) stare”.  Lo spirito che anima i proprietari sembra celare il timore che il vino DRC non sia acquistato per berlo, ma diventi sempre più un pezzo da scambiare (già lo è, basta vedere le aste di Hong Kong). Nonostante tutti i buoni propositi la tendenza non s’è invertita, infatti la vendemmia 2012, nonostante sia considerata un po’ catastrofica sotto tutti gli aspetti, non è stata classificata negativa. Al pari di tanti produttori non stellati, anche DRC s’è difeso dicendo che è mancata la quantità, ma la qualità non è stata offesa, perché – dicono – il vino modula una naturalità nell’equilibrarsi tra morbidezze e durezze: che dire… Ci crediamo?

Ci crediamo sì! Visto che poi ci hanno riferito che tre bottiglie di quel 2012 Romanée Conti sono stato vendute a 6.300 sterline. Qualcuno velatamente, con un certo aplomb versione Hide Park Corner, ha sospirato parole del tipo: “Mah, non trovo tutta quella eccitabilità nel sorseggiarlo, se poi penso a quanto costa un sorso di questo vino, c’è il rischio che la non consueta garanzia di resistenza al tempo, che questa annata evidenzia, non faccia calare solo la sua immediatezza di raffinata eleganza che oggi riesce a trattenere, ma annichilisca anche qualche auspicabile profitto”. Da parte nostra la considerazione finale è una sola: si tratta di un prodotto di lusso, punto e fine.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)