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venerdì 19 agosto 2016 13:30:00

Buvoli, chi era costui? Poi subito ci correggiamo in chi è costui? Mah! Siamo a Gambugliano in provincia di Vicenza, di certo non una terra straordinariamente famosa per il vino, anzi decisamente no, e il signor Buvoli ha vigna lì. La filosofia agricola ha dettami biodinamici, tutte le contaminazioni sono annichilite da una tempra produttiva che accavalla i meandri del pensare e rende al pensiero del fare vino il senso di voler essere parte della sfida all’unicità. Marco Buvoli è il maître à penser, prima di se stesso e poi di altri audaci attori di pestare il vino in botte (mettiamola così, e guai a chi pensa male). All’Opificio del Pinot Nero, lo avrete ormai capito, si fa del vino che non segue i percorsi dell’autostrada enologica, e men che meno dei sentieri del gusto aulico o ancor di più del “lei non sa chi vino io!”. Fa vino e basta, e lo fa benissimo, perlomeno se le premesse sono quelle che troviamo dentro una bottiglia champagnotta etichettata semplicemente BUVOLI METODO CLASSICO EXTRA BRUT, arredata con un bollino rotondo con scritto “Super sei”.

Poi ci dice il sommelier, un vispo Stefano Cipolato al Bistrot de Venise, che si tratta di 100% pinot nero, un mix di numerose annate in versione selossiana “assemblage perpetuel”. Una parte di quei vin de reserve è stata allevata in botticelle di legno vecchio. Il vino è tutta naturalità, dalla vigna al tirage, la sosta sui lieviti dopo la presa di spuma è stata di 6 anni, quindi ecco il perché di “Super sei”. È un extra brut ma potremmo anche passarlo a non dosato. Essere curiosi e incuriosirsi è un’attitudine tipica dei sommelier avventurosi, quando questi non estremi si incontrano talvolta le scintille elettrizzano e rendono elettrizzante l’empatia, anche per il vino.

BUVOLI METODO CLASSICO EXTRA BRUT Super sei ha colore giallo straordinario, che assorbe luce e iride e innesca un’intuizione olfattiva ricca di matura esplosività fruttata un po’ litchi e purea di pesca gialla, crostata di mela, poi ricco corredo di fiori gialli, un po’ di vaniglia, del pan brioche e a chiusura un tono ben burroso. Il volume della sua liquidità gassosa preme con molta delicatezza sulle spigolature del frizzante, rilascia un morbidissimo effetto pseudo tattile, tale da fluire su una soffice freschezza e una suadente mineralità. Non riesce a distendersi a pieno nel finale di bocca, è la sua natura del terroir che lo illanguidisce, ma quel che resiste di quell’illanguidimento (pur sempre persistente) ha del tono straordinario. Buvoli … il nuovo Selosse? Intanto cominciano a meditare.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)