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venerdì 26 maggio 2017 14:45:00

Ogni volta che leggiamo notizie inerenti  il cibo e le bevande calati nella sfera salutistica spesso ci assalgono le preoccupazioni, fino a domandarsi: che stiamo mangiando o bevendo? Finalmente abbiamo trovato una notizia di quelle a cui dare il benvenuto è un grande piacere.

Mangiare, e ripetiamo mangiare, formaggio non aumenta il rischio di procurarsi un infarto: evviva! Finalmente una sdemonizzazione. Lo studio arriva dall’Università di Reading, fondata nel 1892 nel Regno Unito, e vi hanno collaborato anche la Copenhagen University e la Wageningen University. Il campione esaminato è stato di 938.465 persone, sparse nel mondo, per un periodo di 35 anni. Risultato: “Non sono state trovate associazioni che il consumo di prodotti lattieri porti a risultati di mortalità, addirittura gli effetti sul cuore sarebbero potenzialmente benefici”.

Detta così, sembra una panacea formaggiaia, poi leggi ora e leggi dopo, si scopre che “è bene convogliare i consumatori verso l’uso di prodotti a basso contenuto di grasso”. The Guardian, che riporta la notizia, s’attarda anche a scrivere che consumare poco latte, soprattutto da parte delle donne in stato di gravidanza, può favorire il rischio che il nascituro abbia addirittura problemi cognitivi.

L’articolo poi si addentra su certe specificità, come il fatto che i grassi saturi siano una parte vitale della dieta, tanto che l’adulto prende il 35% della propria energia da loro. Chiaramente c’è il retro della medaglia, perché il massimo raccomandabile è un apporto dell’11% sul totale che serve alla persona, quindi mangiarsi 200 grammi di straordinaria robiola fa bene alla gola ma non altrettanto ad altre cose dentro di noi che non nominiamo.

Che dire? Anche in questo caso siamo al consumo consapevole! Riflessione. E dovevano dircelo loro?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)