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martedì 13 giugno 2017 11:00:00

Il terroir di Meursault ha tutte le condizioni vantaggiose che madre natura poteva procurargli. I venti da ovest, alquanto pericolosi, non giungono nei vigneti perché il Monte Milan è una barriera rocciosa insuperabile, la pendenza è addirittura straordinaria, 4% di  media, quindi questo moderato pendio non provoca erosione dello strato nutrizionale e assicura il drenaggio al suolo. La povertà idrica del terroir è un toccasana per la vigna, che gradisce piuttosto il poco che l’eccesso e il pericolo umidità è inesistente. È un suolo generatosi in varie ere geologiche, con contributi di quaternario, quindi colluvione di ciottoli e limo ed erosioni che hanno apportato i sassi più grossi, i “galet”. Miocene e Oligocene hanno offerto le loro marne fini accompagnate da fossili.  Infine a completamento della magia ecco giungere il calcare con magnesio del Batoniano.

II sottosuolo di Meursault è quindi ricco di sodio e magnesio che favoriscono l’accumulo di zuccheri, lo zinco che riduce l’acidità e il cobalto che aiuta la maturazione. Infine l’aspetto clima. La pioggia è poco abbondante e, manco a dirlo, arriva al punto giusto, il soleggiamento non manca, tanto che Rolande Gadille afferma che c’è qualcosa in comune addirittura con la parte meridionale del Bordeaux.

A Meursault non ci sono grand cru, però i 26 premier cru non mostrano sofferenza nel confrontarsi. Non vogliamo fare una graduatoria dei cru, però le curiosità sono molte, il più piccolo è lo straordinario Les Genevrières Chaumes de Narvaux con 13 a, il più esteso è Les Charmes Dessous con 16ha 83a 82ca.

La nostra degustazione s’è focalizzata sul Meursault La Goutte d’Or, di 5ha 32a 60ca: un vero vigneto boutique, chiaramente un premier cru.

Il proprietario vigneron è François Gaunoux, la vendemmia è il 2010, 13,5% vol., il vitigno è chardonnay 100%.

Dopo sei anni ha tinta lucidata da poco, oro vero, oro giallo, oro Borgogna, con riverberi così luminosi da far brillare la limpidezza. L’effetto olfattivo è da manuale: fiori gialli, ginestra, frutta tropicale, ananas e mango, minerale in versione calcare, animale per burrosità e tostato di quella nocciolina che è quasi il tutto del Meursault. Ha sorso sapido e morbido, l’espressione dell’acidità si manifesta dentro una liquidità che crea una beva sottile e già ammiccante al velluto, frutto della sosta in legno (nuovo anche fino al 20%) prima di entrare nel vetro. Il finale di gusto s’allunga in un ventaglio di toni tostati, speziati e pâté di frutta a pasta gialla. Straordinarietà garantita.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)