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giovedì 25 ottobre 2012 08:45:00

Il 25 ottobre del 2011 qualcosa cambiò all’improvviso nelle Cinque Terre: un’onda d’acqua terragna sconvolse l’urbanizzazione e spezzò alcune vite umane, cancellò in pochi secondi quei contorni del bello e del fascinoso rendendoli, purtroppo, drammaticamente più tragici e comunque invitti in bellezza. Fu una bomba d’acqua a detta dei sindaci di Vernazza e Monterosso, due delle cittadine più colpite. Quella “bomba” che De Andrè chiamo “Dolcenera” è ancora un amaro ricordo, ma la vita di quelle popolazioni è andata avanti. I liguri sono abituati a combattere contro tutti e tutti, anche contro loro stessi, ma sono arcigni e austeri, hanno radici profondamente radicate nella storie e nel sottosuolo. Non hanno mai rinunciato al lavoro duro e difficile di coltivare i loro terrazzamenti che sembrano tuffarsi in mare, hanno anche strappato arbusti e erbacce per piantarvi le viti, soprattutto nelle Cinque Terre, hanno chiesto al bosco di far posto al “Bosco”.
Proprio in concomitanza con questa ricorrenza nasce un nuovo bosco: Pergole Sparse Cinque Terre Doc 2011.
Il “Bosco” in questione è chiaramente un’altra cosa, è un vitigno che fruttifica un’uva a bacca bianca e nella viticoltura ligure rappresenta uno dei vitigni più importanti. Nel bollettino ampelografico del 1883 venne citato per la prima volta e il suo nome, secondo alcuni, troverebbe origine dal fatto che sarebbe stato prelevato  nel bosco della Villa dei Marchesi di Durazzo a Genova: da qui il nome di Uva Bosco, che nelle Cinque Terre si trasforma in Bosco Bianco.
Il vitigno prende anche altri nomi come Bosco Bianco del Genovese, Madea e Bosco Bianco di Savona, e comunque la diffusione non sembra oltrepassare i confini regionali.
Nelle Cinqueterre le porzioni di terreno strappate al bosco si sono prestate a ospitare quest’uva che ben si adatta ai terreni collinari, anche in situazioni di esposizione non del tutto favorevoli, ma l’importante è che siano asciutti e questo è assicurato dalla ventilazione costiera. Alcuni dicono che le prime piante furono collocate a Riomaggiore.
Una delle curiosità più incredibili del vino ottenuto dall’uva Bosco è che il vino da sola uva Bosco non sembra esistere, infatti i cultori di questo territorio, drammaticamente meraviglioso,  affermano che la sua vinificazione è tradizionalmente fatta in mescolanza con altre uve locali (Albarola, Bianchetta e Vermentino), e  addirittura eminenze in ampelografica come Calò, Scienza e Costacurta, nel Libro Vitigni d’Italia del 2001, affermano che non sono noti i caratteri organolettici del vino da sola uva Bosco.
Per cui la curiosità per il vino Pergole Sparse, Cinque Terre Doc, vendemmia 2011 è molto alta e si accentua ancor di più perché chi lo produce sono i Viticoltori della Società Agricola Cooperativa di Riomaggiore – Manarola – Corneglia – Vernazza – Monterosso. Questo perché il Pergole Sparse 2011 è al 100% uva Bosco Bianco, con gradazione 13% vol.
La pergola è un sistema di allevamento della vite tradizionalmente usato per l’Uva Bosco, quindi il nome del vino sembra prendere spunto da questi sparuti blocchi di vegetazione, con piante molto vecchie, le cui radici affondano in profondità, protette e custodite dai terrazzamenti, e traggono la miglior linfa per offrire sapidità al vino.
Pergole Sparse 2011 è un’anima colorata di paglierino lucido e brillante, è un coacervo arbustivo di profumazioni fresche di sottobosco, di vento intriso di salmastro, di pesche selvatiche di vigna, di mele amarognole (quelle per il Calvados), di guscio d’ostrica. È un vino da repubblica marinara. Ha un tessuto gustativo screpolato, con frantumazioni rocciose, ha un effetto saporifero agreste con grumosità salata, è un vino dialettale, se non c’è un ligure che te lo spiega, che ti aiuta ad accarezzarlo per il verso giusto, rischi di restare fuori dalla sua essenza boschiva.
Un anno dopo questo nuovo vino, da un’uva autoctona è un grande segnale di continuità, di volontà di essere ancora gli attori di un territorio che per qualche minuto si era ribellato.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)