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lunedì 14 maggio 2018 08:30:00

Sono trascorsi ormai oltre venti anni dalla prima visita al vigneron Jean-Michel Deiss, all’epoca (e ancora) guida filosofica e materiale del Domaine Marcell Deiss a Bergheim, giusto 3km da Ribeauvillé . Il ricordo è ancora vivo: si presentò nella saletta di degustazione in tuta blu, da trattorista, capelli grigio chiari come strapazzati dal vento e cominciò a parlare di terreno, di quella terra che era sistemata sopra il tavolo al posto dei bicchieri per il vino. “La terra è un insieme di anime che trattiene una materialità spirituale che dà linfa all’uva e infine al vino”, questa fu la sua sintesi; poi ci condusse lì vicino, in un vigneto chiamato Altemberg (grand cru) e ricominciò a parlare di terra e di radici che affondano fino a sei metri, come affamate spermatozoi in cerca di ovuli da fecondare per concepire il vino. Affascinante. Poi la degustazione (del vino), e ancora enfasi sulla terra: “il vino ha il gusto della terra”.

Oggi Jean-Michel Deiss, oltre ad aver completato il percorso nel vino-terra che si era prefisso, ha dato finalmente vita ufficiale a un approccio diverso della degustazione che va contro la “dittatura del vitigno” per abbracciare la terra della vigna: la degustazione  geosensoriale. Chiaramente non è il primo e nemmeno il solo: è qualche anno che se ne parla. Si pensi a Jacky Rigaux  (di cui è l’idea) e il suo concetto di vino di terroir in Borgogna. Infatti, Rigaux era in prima fila alla presentazione effettuata, lo scorso 28 aprile, da Jean-Michel Deiss del primo diploma universitario “DU” che si terra all’università di Strasburgo dedicato ai vini di Alsazia, vini non vitigni, quindi terreno/terreni.

Il titolo è affascinante, “Vers le terroir viticole par la dégustation géo-sensorielle”, e crediamo non ci sia bisogno di traduzione. Durante il corso si parlerà di “forma del vino in bocca”, concentrandosi sugli effetti rugosi, lisci, luminosi, salivanti o asciuganti, dispensatori di energia o non dispensanti. Sarà molto interessante comprendere “il freddo e la luminosità che si verticalizza” nei suoli granitici o di grave, mentre i suoli vulcanici “creano vini caldi, però non esplodono e colano in bocca come lava”. La notizia del corso è stata pubblicata da “larvf.com” e inizierà l’11 giugno, se qualcuno volesse approfondire: campo@unistra.fr.

Insomma, degustativamente parlando, il vino sembra avviato a perdere la sua identità (forma) liquida per dimensionarsi in sostanza e fluire nella forma della propria essenza. Vallo a capire.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)