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venerdì 31 marzo 2017 16:30:00

L’azienda Lagille ha cominciato a fare Champagne e a commercializzarlo nel 1975, cercando fin dall’inizio di posizionarsi in una viticultura sostenibile ma non estrema, sono infatti vigneron indépendant.

Il vitigno più coltivato è il pinot meunier, poi chardonnay e infine pinot noir. Sono nel terroir di Vesle et Ardre, a Treslon, equidistanti da Reims ed Épernay, in uno spicchio di terra che geograficamente assegnano alla Montagna di Reims, ma che ha molte più affinità con la Valle della Marne, se non altro per il terreno calcareo/argilloso e per la presenza di sabbia, peraltro suolo ideale al pinot meunier.

Il brut carte blanche di Lagille è ottenuto da solo pinot meunier, nella sua filiera enologica trova solo acciaio e la sosta sui lieviti è mediamente di 26 mesi. Ne esce un vino dai toni cromatici dorati, con mousse fine e limpidezza brillante. Molto maturo il suo fruttato, molta mela gialla, tanta pesca gialla e pera, ha tutta la classicità meunier, però non offre una vera complessità olfattiva. Gusto un po’ appiattito nel sapore di composta di frutta, tanto che rilascia un’energia fruttata addolcita, ammorbiditasi nell’assenza dell’agrume che di solito regala quella vibrazione rinfrescante che invita alla beva. È in piena maturità evolutiva.

In molti affermano che il pinot meunier è sottostimato in Champagne, sarà anche vero, però se la media ha questo appeal, c’è molto su cui riflettere.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)