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lunedì 17 dicembre 2012 15:20:00

Marchel Lachivier scrive in Vins, Vignes et Vignerons che la crescita dei vini settentrionali, inclusi quella della Marne (Champagne attuale), fu dovuta a una serie di circostanze particolari che esulavano dal concetto di qualità del vino. Vino rosso che trovava la sua massima espressione qualitativa ad Aÿ, brand che raccoglieva un po’ tutta la produzione dei vigneti che affondavano le radici sui declivi del fiume Marne. Poi questi rossi furono oscurati dalla crescita dello Champagne, ma il territorio presenta ancora oggi una micro produzione regolata dalla AOP Coteaux-Champenois, espressa nelle tipologie bianco, rosato e rosso.

Per molti anni queste tipologie sono state relegate al ruolo di fantasmi per via dei prezzi elevati delle uve Champenois (5-6 €/kg) che li posizionavano su un pianeta poco competitivo, poi il segmento di mercato che attirano è veramente di eno-ascetici conoscitori ammaliati dalle sottilissime sensazioni organolettiche che sono in grado offrire con inconsueta eleganza. Da qualche anno c’è una fiammata di rinascita del rosso tranquillo (tranquilles), e maison strategicamente importanti del palcoscenico del tirage si sono dedicate al rosso, eccovi una libera selezione con punteggio.

Coteaux Champenoise Rouge

Benoît Lahaie Bouzy 2009. Colore rosso pinot nero di vivace limpidezza, il profumo è una scia fruttata di sottile finezza e difficile interpretazione, ma al palato ha ricchezza e un’energica freschezza che si stratifica in un sapore di ciliegia rossa. 85/100

Larmandier-Bernier Vertus Premier cru 2009. Tinta da rossastro color buccia di ciliegia. Alterna floreale e fruttato al naso, al palato ha impatto avvolgente, sapido, con equilibrio strutturale quasi compiuto, finale di gusto succoso e delicato. 87/100

Bérèche et Fils Ormes, Les Montés Montagne de Reims 2009. Solo seicento bottiglie da uve Meunier e Noir. Colore mediamente intense d’un rubino quasi brillante. Il fruttato è già nella soglia della maturità, la polpa del frutto è dolciastra. Ha un rinfrescante approccio gustativo tutto espresso nella polpa della ciliegia e del lampone. 89/100

Pierre Paillard Bouzy 2008. Il colore e il profumo attirano a se tutta la nobiltà del Pinot nero. L’originalità del profumo sta in un inconsueto fumé su strato di ribes rosso. Altrettanto raro è degustare un’acidità così assottigliata nella consistenza gustativa. 87/100

Egly-Ouriet Cuvée des Grande Côtes Vielles Vignes 2009. Completamente fuori dagli schemi, rubino rifinito in lucentezza. Esplosivo nel glicine e nella peonia, sfuggente ma attraente; gusto gourmet (di frullato di frutti di bosco), quasi completo il finale. 91/100

Bollinger Aÿ La Côte aux Enfants 2009. Un monumento al bello del Pinot. Incomparabilmente fruttato, sciropposo, note di crostate di mirtillo con cornice di mandorle tostate. È fresco/dolce (consentite la metafora), ma difficile da descrivere e facile da dire che c’è dell’eccezionalità nella suo frullato di frutta diluito in fruttosio. 94/100

René Geoffroy Cumières Pinot Noir 2008. Il colore ha perso un po’ di smalto, ha profumo già evoluto tipo gelatina di piccoli frutti rossi. Buono l’equilibrio strutturale segnato da uno spunto di freschezza e una media sapidità. 83/100

Gonet-Médeville Ambonnay 2009. Un po’ liso nella brillantezza del rubino. Il fruttato scivola nei sentori di ciliegie marasche e alchechengi. Ha una consistenza gustativa decisamente sapida e aciduleggiante che lo rende un po’ spigoloso.  86/100

Guy-Larmandier Vertus. Colpisce l’iride l’intenso rubino. Una intensa scia di violetta traccia una buona complessità mentre incontra il fruttato. L’effetto della freschezza si riempie di un gusto di saporita ciliegia e chiude con finale amaricante, come “tannino”. 85/100

Drappier Urville Rouge. Granato chiaro con unghia rubino. L’impatto dissimula un tono speziato e punta deciso al fruttato e al floreale. Il palato indugia su uno spunto tannico con un contorno morbido, mentre il finale ricompone l’aromaticità delle fragoline di bosco. 85/100

Una raccomandazione: ricordatevi che non siete nella Côte d’Or.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)