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venerdì 22 luglio 2016 16:30:00

Il prossimo 10 agosto è la notte di San Lorenzo,  la notte delle stelle (dicono così). Poiché non siamo degli astrofili, e di stelle ci ricordiamo a malapena quelle della via lattea, la nebulosa di Orione e quella polare, ci è tornato in mente di aver annotato, un po’ tempo fa, la degustazione di un vino la cui etichetta sembrava avere una parvenza di cielo stellato e il nome indirizzava, dritto-dritto, ai corpi celesti: Il San Lorenzo, l’annata la 2002. A dire il vero più di uno s’è morso il labbro inferiore come a voler dire: e ora? Tranquillissimi è tutto studiato a modino, il suo tempo di permanenza in vetro è un piccolo spicchio rispetto a ciò che ha fatto in cantina. Innanzitutto c’è da dire che quando Natalino Crognaletti dice di voler “verdicchiare” per davvero, forse non ce ne è per nessuno, basti pensare che questo Marche Bianco IGT è restato in pensione per circa 140 mesi in vasche di acciaio inox e cemento, quindi fino al 2014, poi quasi 12 mesi in bottiglia sempre in cantina, quindi si arriva al 2015. Siamo nel 2016, per cui sullo scaffale c’è da meno di un anno. Dietro questo racconto c’è anche da chiedersi: perché? Soprattutto quando il verdicchio sembra dare il meglio nella sua curva eno-bioritmica in tempi anche non così lunghi, e poi acciaio riduttivo, e il cemento idem, e ancora vetro. Insomma c’è quel tanto per incuriosirsi, anche se non è una novità in fatto produttivo, ma lo è ogni volta che esce. Oro purissimo al colore questo 2002, libera sentori di agrumi trasformati in marmellata, una pienezza di fiori gialli, qualcosa di nespola dolce, delle erbe aromatiche, spezie d’oriente e un po’ di sandalwood. Flusso liquido ben coeso tra sapidità e morbidezza, resta accesa una piccola fiammella di freschezza, ma è più un vino da custodire per ciò che ha già in sé, che attendersi un più che lo innalzi al vertice, anche perché non ne ha bisogno: è perfetto così.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)