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giovedì 2 febbraio 2017 10:15:00

Degustare un vino ottenuto da savagnin, però quello vert, è come staccare un biglietto per un viaggio in un'orbita extra-degustativa.

Ci sono due savagnin, uno famosissimo con il nome di gewürztraminer, che si trascina dietro il colore rosato, e che è conosciuto con  il nome di “savagnin rose aromatico”, l’altro, peraltro oggetto di questo spaccato degustativo si chiama  savagnin blanc o savagnin vert, oltre naturalmente a circa una cinquantina di sinonimi. Abbiamo già trattato il savagnin nel maggio del 2014, ma ancora non ci era capitato quello che da molti viene considerata l’unica e irraggiungibile dimensione enologica del vitigno, quella del vigneron Jean François Ganevat: fari entrambi, savagnin e Ganevat.

L’annata degustata è la 2006, la denominazione è Côtes du Jura con indicazione del vitigno, la gradazione alcolica è 12,5% vol., produzione Domaine Ganevat, abbellito dalla dicitura emblematica: Les Vignes de mon Père (Le vigne di mio padre).

Dopo tanti proclami passiamo al succo enologico e viticolturale. Le piante sono datate 1930 e abitano su un terreno di marne bluastre, con pendenza dolce e protezione dai venti del massiccio La Roche. Vendemmia manuale e condizioni vegetative di crescita in piena naturalità. Beh, qualcuno potrebbe dire: che c’è di nuovo o di particolare?  Tutto il nuovo, nella tradizione, è una sosta in botti di legno da 600 litri per 130 mesi, in condizione diversa dal Vin Jaune che richiede botti scolme. Ganevat tiene le botti ben colme, infatti le ricolmature sono frequenti, invece i travasi sono stati solo tre. L’unica nota che non è del tutto intonata nel racconto di Ganevat sono i 130 mesi, in realtà sono meno, perché non potrebbe essere sul mercato a gennaio 2017. Soprassediamo e gettiamoci  sul vino.

Ha limpidezza e trasparenza un po’ imperfetta, non deve esserci stata filtrazione (confermato), il colore ha tonalità oro e paglia o pagliuzza dorata, nessuna ombra ambrata. Minerale (calce), tostato (noce), erbaceo (paglia secca), speziato (zenzero), fruttato (albicocca disidratata e scorza d’arancia amara), etereo (soffio d’aldeide acetica) e altri e altri, ma non profumi che sventagliano avvolgenza , bensì tratti odorosi sottili, delicatamente intensi, inebrianti senza ostinarsi a voler recitare l’assolo. Ha secchezza senza pari, si flette in una dimensione liquida con un volume a forza sapida, figlio di una consistenza alternativamente morbida e di un’acidità che catalizza un equilibrio perenne. Lunghissimo.

Côtes du Jura Savagnin 2006 – Les Vignes de mon Père, Domaine Ganevat è assolutamente da non mancare in questo 2017. Dicono resisterà 50 anni. Perché attendere?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)