giovedì 22 settembre 2016 14:30:00

Questa frase è apparsa su “newstatesman.com” e non si concludeva con un “punto interrogativo”, ma il senso della medesima è attraversato da un bel perché. La cosa strana di ciò è che tutto nasce da un’altra affermazione che aggrediva in modo inequivocabile il vino (sempre lui), perché un top medico inglese, Dame Sally Davies, annunciava che bevendo un bicchiere di vino si dovrebbe pensare anche al cancro (e che sarà mai si chiedevano). Il battage si è un po’ scatenato e alla fine tutto si riconduceva al modo convenzionale e natural di essere vino.

L’aggressione all’uso dell’anidride solforosa è apparsa come uno scacciadiavoli, come se tutto si volesse ricondurre al suo uso, e magari tagliar fuori tutti gli aspetti dei trattamenti con pesticidi che hanno troneggiato per molti anni, oppure si può pensare a quelle illuminate menti che progettarono di sotterrare i rifiuti tritati nei vigneti perché la loro decomposizione sarebbe stata utile alla struttura del terreno, magari nutrendolo di sostanze minerali e in più creavano regime idrico. C’è stato danno e beffa…. e silenzio su silenzi, ma in Francia intanto stanno lanciando un fondo per aiutare le vittime dei pesticidi. Ci sarebbe da chiedere quando si potrà davvero parlare di naturalità?

Quando dicono che il vino naturale ha un gusto innaturale, chiaramente c’è della fantasia che gira intorno, il vino ha il gusto del vino, sempre. Poi quel gusto (e quel profumo) può ricordare per similitudine e analogia effetti fruttati e floreali, qualcosa di speziato e altro ancora che lo fa diventare un qualcosa di raccontabile. Così non accade per prodotti come le mele (per esempio), che con il gusto di se stesse nascono e con quello muoiono, e spesso mangiando una mela ci sorprendiamo per il non gusto.

Ci sembra giusto chiederci perché si devono lanciare frecce contro il bersaglio vino? Il vino non è la mela di Guglielmo Tell. Forse perché il vino fa un grosso colpo di risonanza quando lo si colpisce? A questo punto la risposta è solo sì!

Ebbene, è giunto il momento di abbracciare il vino, non perché straordinaria bevanda, ma per il feeling che riesce a creare con i sentimenti organolettici dell’uomo, perché qualunque viaggio enologico abbia fatto, non lo fa certo per danneggiare la salute dell’uomo, e se il vino “natural” ha un gusto non natural perché diverso da quello che tutti chiamiamo convenzionale, la domanda la possiamo anche rovesciare: perché il vino convenzionale ha un gusto innaturale? A questo punto saremmo pari e patta, e forse ci siamo parlati addosso l’un l’altro. Chiudiamo la questione e lasciamo che il vino sia solo vino! Che altro dire, ricordiamoci di Pietro Germi nel “Ferroviere”: vino… uva!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)