venerdì 5 febbraio 2010 08:18:00

Si discute molto di Champagne in questo periodo, soprattutto per parlare, non sempre a proposito, della sua “crisi”, del calo di vendite registrato nel corso del 2009 un po’ su tutti i mercati, e nella nostra provinciale Italietta per accennare a presunte “guerre” che vedrebbero lo Champagne “sorpassato” da vini, con le bollicine, che non hanno un briciolo della nobiltà, della storia, del fascino e della grandezza dei vini di Reims ed Epernay.
Per tornare a parlare della Champagne e dei suoi magnifici vini, per conoscere meglio le loro caratteristiche, le migliori cuvées, e per fare un viaggio immaginario in questa splendida regione e tra i suoi protagonisti i lettori, solo di lingua inglese per il momento, dispongono ora di un ottimo strumento, un bellissimo libro, dal titolo The Finest wines of Champagne. A guide to the best cuvées, houses and growers pubblicato, per la serie delle Fine Wine Editions emanazione della rivista The World of Fine Wine in coedizione tra la londinese Aurum e University of California Press.
L’autore, Michael Edwards, freelance wine e food writer, è uno specialista della Champagne, cui ha già dedicato altri due libri, tra cui The Champagne Companion (vincitore del Prix Lanson) e la Pocket Champagne guide, a suo tempo pubblicata con il titolo di Champagne e spumanti di tutto il mondo da Rosenberg & Sellier, ed è collaboratore di The World of Fine Wines, Harpers, Drink Business e altre testate.
Un libro bellissimo, questa nuova fatica di Edward, che potete acquistare on line qui e qui, che, con lo splendido corredo fotografico di Jon Wyand presenta la regione, le sue caratteristiche, la sua lunga storia, e propone una serie di ritratti ragionati di 100 Maison de Champagne, grandi e piccole, celeberrime e meno note, ma da scoprire. A Michael, autotre del blog Michael's Wine Diary - http://edwards-onwine.skynetblogs.be – ho chiesto di presentare il suo libro e di raccontare, dal suo esperto punto di vista, come veda l’attuale situazione della celeberrima, mitica zona francese. Buona lettura! f.z.

Michael, come sei diventato un wine writer, da dove arriva la tua passione per il vino?
Quando ero diciottenne mi imbattei in un piccolo libro sul vino scritto da un grande avvocato e scrittore, Maurice Healy: la sua lettura segnò la mia esistenza. Nel nostro villaggioo dell’Hertfordshire c’era un piccolo negozio di vini proprietà di un piccolo commerciante indipendente, così due volte la settimana presi l’abitudine di comprarmi una bottiglia dei differenti cru di Beaujolais, Fleurie, Morgon, Julienas – un buon Beaujolais resta uno dei miei vini preferiti, delizioso e molto adatto agli abbinamenti in cucina. Sebbene fossi solo uno studente, arrivai al punto di comprare, eravamo alla fine degli anni Sessanta, una vecchia annata di Rioja, il 1955 di Bodegas Bilbainas, per fare colpo su una ragazza…

Ma come è nato il tuo particolare interesse per i vini della Champagne e perché hai scelto di dedicarle larga parte della tua attività di wine writer?

Il mio interesse ebbe inizio più di quarant’anni fa quando feci uno stage presso la Maison Marne et Champagne a Epernay. Era il 1968, e la Francia era molto vivace quell’anno… Ho sempre amato la gente della Champagne per la loro forza e costanza e l’atteggiamento positivo nei confronti della vita. Dietro al loro apparente distacco sono calorosi e animati da un ironico sense of humour: in questo sono simili ai piemontesi, agli scozzesi e agli yankees del New England.

Perché un nuovo libro dedicato alla Champagne e ai suoi vini?
E’ il terzo libro. Molte cose sono cambiate dal primo, scritto nel 1994. Il grande sviluppo avutosi negli ultimi 16 anni è stato in larga parte dovuto all’emergere di piccoli vignerons di qualità, i cui splendidi vini si possono oggi trovare nei migliori ristoranti un po’ di tutto il mondo. E questo nuovo libro vuole celebrare l’idea che piccolo possa essere straordinario.

Quali sono le più grandi difficoltà che hai incontrato nella realizzazione del tuo libro?
Come hai scelto le Maison, quali sono stati i criteri di selezione?
E’ stata una sfida stimolante più che una vera e propria difficoltà. La soluzione è stata semplice: selezionare i miei cento produttori preferiti, frutto di quarant’anni di degustazioni in Champagne, con una selezione delle migliori grandi Maison e una distinzione chiara tra i migliori produttori e le cooperative (che possono comunque offrire vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo).

Come giudichi l’attuale crisi dello Champagne? Un fatto ciclico, un fatto normale dopo un lungo periodo di crescita,  oppure l’inizio di una nuova fase?

Le difficoltà attuali sono solo dovute alla crisi economica oppure sono stati fatti degli errori? Non v’è nulla di nuovo nell’attuale crisi in Champagne, storicamente fa parte di un normale ciclo di alti e bassi che hanno colpito il mercato ed il commercio negli ultimi vent’anni. Questa volta la crisi sembra più grave dopo il grande boom degli anni Novanta. Credo che le grandi case debbano fare qualche riflessione sulle strategie e su talune scelte fatte, ad esempio quella di consentire al mercato di accendersi eccessivamente con prezzi esagerati, nel 2006-2007 per le cuvée de prestige, quando i vini erano ancora molto giovani e immaturi, a causa della domanda del mercato.

E oggi le grandi case stanno pagando il prezzo della loro carenza di previdenza. A tuo avviso lo Champagne superata la crisi tornerà a crescere con il ritmo di qualche anno fa?
Credo che la Champagne si riprenderà, ma molto lentamente dopo questo 2010 che sarà veramente difficile. E non sarà una cosa negativa se il recupero sarà lento e con un ritmo di espansione più lento, a tutto interesse della qualità.

Con quali decisioni e quale cambiamento di strategia lo Champagne potrà continuare a crescere come un tempo?
Essenzialmente facendo fronte e sapendo risolvere il dilemma su quel che la Champagne voglia essere, se una potente regione agroindustriale, dominata dalle leggi del mercato, oppure una regione vinicola di qualità come la Borgogna o Bordeaux si si propongono vini di grande qualità e savoir faire artigianale. Questa scelta si traduce nella riduzione delle rese per ettaro a livelli più ragionevoli e comporta una revisione del sistema dei cru e della valutazione dei vigneti.

A tuo parere il tema della sostenibilità, una maggiore attenzione al fattore ambientale, sarà uno dei temi chiave del mondo dello Champagne in futuro?

La Champagne è ora una delle regioni più avanzate e realistiche dal punto di vista della viticoltura sostenibile. Negli ultimi vent’anni c’è stato un progressivo passaggio verso metodi a minore impatto ambientale e con un ridotto uso di prodotti chimici. Per un approccio alla biodinamica vedo molti maggiori problemi, a causa del clima “traditore” della zona.

In UK la crisi economica ha portato una parte di consumatori a scegliere delle alternative cheaper allo Champagne: Cava, sparkling wines inglesi o del Nuovo Mondo e Prosecco. Pensi una volta superata la crisi e recuperato l’antico potere d’acquisto questi consumatori che hanno “tradito” lo Champagne torneranno al vecchio amore?

Sono molto fiducioso sul fatto che la Champagne possa recuperare l’antico primato di più elegante, complesso e capace di invecchiare nel tempo “sparkling wine”. Il Cava e specialmente il Prosecco sono andati molto bene in questi tempi travagliati, ma il Prosecco, in particolare, non potrà mai pensare di raggiungere il livello qualitativo, la raffinatezza aromatica di un grande Champagne. Pensarlo è una pia illusione… Gli unici vini che possano pensare di rivaleggiare con gli Champagne sono quelli della Franciacorta che spesso sono costosi come lo Champagne…

Cosa ne pensi del progetto di allargamento dell’area di produzione della Champagne (enlarged Champagne) di cui parli nel libro? Pensi che l’allargamento avverrà in zone che hanno tutte caratteristiche simili a quella della zona storica e con terroir con la stessa vocazione alla qualità ?

Sono generalmente molto impressionato dalla cura e dalla grande considerazione dimostrata dagli ispettori e dai responsabili delle AOC nel mappare e selezionare le cosiddette “nuove aree” dove consentire l’espansione dell’area di produzione. In realtà molte di questa zone producevano già del buon Champagne nell’Ottocento mai sono poi stati ridotti a semplici campi non coltivati sino ad ora.
L’aspetto meno convincente di questo progetto di espansione è stata la segretezza adottata dalle autorità della Champagne e il non voler rivelare quello che avevano in mente di fare. Hanno programmato le cose per anni, e la loro trasparenza sembra oggi sospetta.

Come nasce un grande Champagne: è veramente il vino dove l’opera dell’uomo (lo chef de cave) nella composizione delle cuvées si fa più sentire?

E’ il risultato della sinergia di molte cose: il vino nasce da grandi uve esaltate da un blending estremamente accurato, che può essere anche un blend di 100 vini diversi fatto da una grande Maison oppure da cuvées più ridotte fatte da un coltivatore attento che unisce vini di tre villaggi confinanti, che si esprimono in vini che mostrano un più delineato senso della loro origine.

Quali sono le caratteristiche che fanno la differenza tra un buon Champagne ed un grande Champagne?

Un buon Champagne ha un energico, incisivo, vivacissimo ma anche maturo aroma che stimola l’appetito e mette di buon umore. Un grande Champagne ha qualcosa di più, una profondità dovuta a molteplici fattori, una meravigliosa tessitura al palato che può ricordare qualcosa dei più grandi bianchi della Borgogna, con in più l’effervescenza delle bollicine. Un grande Champagne, se ben conservato, può invecchiare per 10,20,30 e più anni.

Cosa pensi dei “méthode champenoise” prodotti in Italia? Pensi che sia il terroir a fare la differenza tra vini prodotti con lo stesso metodo e gli stessi vitigni in terre diverse?

Sono molto colpito dalla particolare, personalissima espressione del Pinot noir e dallo Chardonnay dei migliori Franciacorta di produttori come Cà del Bosco o Bellavista. Ma amo anche l’espressione di vini come il Pinot nero in purezza (dell’Oltrepò Pavese) di Bruno Giacosa e dell’Alta Langa di Cocchi.

Dopo tre libri dedicati alla Champagne quali sono i tuoi progetti futuri di wine writer?

Mi piacerebbe scrivere un libro sui più eleganti, ma abbordabili nel prezzo, bianchi di Borgogna, quali gli Chablis Premier Cru ed i vini del Maconnais.

Sei anche l’autore di un wine blog, Michael’s wine diary, http://edwards-onwine.skynetblogs.be/ : qual è il bilancio della tua attività di comunicatore del vino su Internet? Pensi che il futuro dell’informazione sul vino sia on line o credi che il giornalismo su carta, riviste e libri, conserverà il proprio potere?

Naturalmente Internet offre nuove ampie opportunità per uno scrittore di vino. Scrivo sul mio blog, ma non con grande frequenza, direi una volta al mese, quando ho qualcosa di ragionevolmente interessante da dire. Credo tuttavia che i post quotidiani di molti blog siano autoreferenziali e scritti male. Un libro ben scritto avrà sempre il suo posto speciale, anche solo per il fatto di conservarlo e di rileggerlo, sprofondati in poltrona, durante un freddo inverno, sorseggiando un bicchiere di Barolo…

Intervista a cura di Franco Ziliani

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)