giovedì 28 luglio 2016 15:30:00

Jacquesson è interprete di quella filosofia enologica champenoise  che s’accosta alla tradizione sfiorando l’antico del fare vino. È come se i fratelli Chiquet volessero subito dare aria al vino, visto l’uso di vecchio legno in botti da 500 litri, quasi a stabilizzare il tono educatamente ossidativo. La Cuvée 734 DT (dégorgement tardif) è un base vino 2006, per un mix di chardonnay, 54%, rinforzato da pinot noir 20% (che nel 2006 aveva carattere da vendere) e un 26% di pinot meunier per aggraziare i due contendenti; dentro c’è anche il 27% di vini di riserva.

Il suo dégorgement tardif ha significato una sosta sui lieviti fino all’ottobre 2014, quindi 8 annetti o quasi. A parte il colore, con paglierino già completamento fusosi in un dorato vergine, a parte la sfera della bolla, davvero miscroscopica, tutto il resto (olfatto e gusto) non testimoniano il tempo.

È vero che al naso c’è dell’espressione in via di prima maturità, ma resiste molto quel graffio di rinfrescante agrume che dà subito indizio di potersi allungare negli anni. Non completamente dischiusosi nel potenziale olfattivo, lascia presagire pasticceria e speziatura al coup de nez, mentre al limite del minuto esce la mineralità. Anche al palato c’è lotta tra acidità e mineralità, per cui la convinzione che è uno Champagne da godere tra qualche anno si fa certezza. Quando l’energia dell’effervescenza e l’impatto spremente di acidità si dissolvono al calore del palato, il gusto recupera tutto lo stile Jacquesson, offrendosi come pâté di pera, di pan brioche, di burro al sale e di nocciolina tostata. E poi alla via così, con un finale di bocca dall’onda lunga, però il beccheggio è rassicurante. 92/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)