Statistiche

  • Interventi (1329)
  • Commenti (0)
mercoledì 20 luglio 2016 14:00:00

L’oro del vino di Francia è un asse ferreo, tri-enologico per i puristi: Champagne, Borgogna, Bordeaux; tutto il resto sembra passare via senza graffiare. Però in questi ultimi cinque anni i ficcanaso del pianeta vino, sbriciando a destra e a manca, manco a farlo apposta si sono imbattuti, come noi nel Jurançon. Siamo nel Sud-Ovest della Francia, ai piedi dei Pirenei, con Biarritz e l’oceano in lontananza, i Pirenei poco più a Sud e Lourdes a qualche lega. Jurançon è stato una della prime AOC di Francia, è del 1936, poi gli anni sono passati in un anonimato incredibile, forse perché è specializzato in bianco, secco e dolce, e fino a quando il liquido del mondo lo si voleva rosso la sofferenza è stata palpitante.

Eppure qui si fanno vini straordinariamente unici, testimone ne è il Domaine Cauhapé e garanzia di unicità sono i vitigni: petit e gros manseng, lauzet, camaralet de Lasseube, petit courbu e courbu blanc. È un territorio in cui i vigneron cercano di trasmettere il valore del vigneto attraverso i suoi abitanti, cioè i vitigni, infatti il sapere far vino qui significa articolare la miscela delle diverse uve. Domaine Cauhapé nell’ultima creazione Geyser (annata 2014) si è ingegnato a usare tutti i questi vitigni: gros manseng 30 %, petit manseng 30 %, camaralet 30 %, lauzet 5 % e courbu 5%. Ha fatto macerazione pellicolare per circa 12 ore, poi unicamente acciaio e finale enologico con sosta “sur lies” di circa 6 mesi. Luccicante il dorato, un po’ sperduto il tono olfattivo, come se non ritrovasse la via dell’intensità, freme come di ridotto. Aspettiamo un rialzo termico (12 °C) e la sua complessità fa capolino con vassoio di frutta tropicale, mango e papaia in succo di pompelmo; tutto giallo è il floreale, garrigue come da tradizione e pepe bianco per confondersi con la mineralità. C’è del sapido al sapore, c’è del morbido al palato, però costruito dall’alcol e in minor misura da glicerina. Una certa gomitata alcolica è inferta alla freschezza, ha struttura ben modulata in un equilibrio che gonfia il petto nel morbido, lasciando un lungo finale smerlato tra frutti e fiori. È vino da pesce alla mediterranea (con olive nere), da coniglio in bianco con erbette aromatiche e da quiche di asparagi.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)