venerdì 27 febbraio 2015 10:00:00

Marc Kreydenweiss ha sede ad Andlau, di fronte all’abbazia, proprio nel centro del villaggio. Conoscemmo Marc nel 1999, in quegli anni le sue etichette erano riconoscibili ai degustatori di tutto il mondo perché riportavano l’immagine delle costellazioni. Già in quegli anni, al primo piano della sua sede di rappresentanza, parlava di vigneto non trattato, citava spesso Rudolf Steiner. Visitando il vigneto antistante sembrava quasi ci parlasse con quel terreno rosso e grasso, ferruginoso.

La degustazione del Pinot Bianco Kritt 2013 ha avuto risvolti sorprendenti, perché Kritt non è un vigneto grand cru, ma un bell’esempio di suolo ferruginoso, con rocce bianche, e in questa complessità di suolo hanno trovato agiata vita il gewürztraminer e il pinot bianco. La particolarità del Kritt Pinot Blanc 2013 (AOC Alsace) sta nel tempo di intercettazione della maturazione tecnologica, che – a detta di Kreydenweiss – slitta fin quasi alla vendemmia tardiva. A che scopo? Concentrare, concentrare e concentrare, non la struttura, ma lasciar stemperare l’acidità e saldare (per escursione termica naturale) tutto il dolce corredo aromatico del pinot bianco. È una strategia particolare e pericolosa, perché il rischio che resti dello zucchero e il tutto viri all’amabile è proprio dietro all’angolo.

Invece no! Kritt 2013 è paglierino con trina d’oro, vivace e luccicante. C’è tutto il pinot bianco nelle delicate effusioni odorose dei profumi secondari: pera cotogna, ginestra, albicocca, gelsomino, miele d’acacia, pepe bianco, talco e melone bianco. La fusione dei profumi è equilibrata, dà molta eleganza pur non costruendo avvolgenza e ampiezza, soffre un po’ nel minerale (che non sia un bene?). Finissima la sua tessitura gustativa, ha trama morbida e sapida, arabescata di freschezza e di caloroso alcool (un abbraccio però molto soft). È un vino che non si ritrae nel lasciarsi sorseggiare, gradisce essere invitato a giocare le sue carte aromatiche nella parte finale del tavolo verde, dove scivolano e si allungano i ricordi delle pesca gialla e della crema al limone. La sua chiusura delicatamente morbida ne fa un vino per spaghetti alle vongole veraci ecletticamente piccanti, per la zuppa di arselle e per gli gnocchetti di patate alla salsa di baccalà e riccioli di bottarga. Un voto? 91/100!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)