lunedì 3 aprile 2017 15:30:00

Ci siamo dedicati ai probabili interessi e alle possibili inclinazione di beva dei millennials più volte nel corso degli ultimi anni. Non l’abbiamo fatto per seguire una forte spinta di marketing proveniente dagli USA e raccolta un po’ ovunque, all’inizio era un vero tentativo di studio, con un labile confine tra scientificità e presumibilità. Leggiamo questo nuovo report su “the-buyer.net” e ci nascono delle riflessioni.

Oggi la saracinesca che custodiva le auspicate intenzioni di consumo millennials è stata scardinata, e il contenuto non sembra così beneaugurale rispetto alle attese.

Qual è l’ultima conclusione? I millennials non sono differenti, non hanno niente di speciale, tranne forse il fatto di un’attitudine al cicciottello.

I millennials, a conti fatti, s’aggirano sul 10% della popolazione, però hanno una disponibilità in spesa inferiore al 10%, quindi incapaci di incidere sulla maggioranza che gli sta davanti, e della minoranza che sta dietro.

E il valore che danno al vino? Ha un’incidenza o è capace di influenzare flusso e consumi? La riposta vira verso il no. È una balla che i millennials abbiano sete di nuovo, la scoperta del nuovo passa attraverso la conoscenza di ciò che già si sa che c’è, e non per il fatto che lo si debba fotografare con lo smartphone e sbatterlo su una snapchat o su FB. C’è di più, per forza!

E quel di più sta negli altri, in quel 90% della popolazione del consumo che oltrepassa la forbice 18-33 anni. In questo spaccato di età le differenze sono più distanti rispetto al segmento 35-50, e il semplice fatto che – fortuna per loro – siano giovani, non li mette al riparo dall’essere ignari verso l’appeal di un marketing: è difficile parlar loro come clienti, perché ancora non si sono calati in quel ruolo. L’ultima contraddizione sta nel volerli stringere intorno al concetto di collettività, di gruppo, non è così. Il gruppo millennials del vino è un blocco che appare nelle foto, nei video, in WhatsApp, che fa gruppo per bucare il web, per fare notizia a tutti i costi nei social e cercare il “mi piace”, come a dire: io c’ero, io l’ho fatto. L’omogeneità del gruppo sta più avanti con gli anni, è lì che si deve focalizzare l’attenzione e il dialogo, giusto per evitare di distrarli e perderli. A conquistare i giovani c’è ancora tempo, chiaramente se lo vorranno.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)