martedì 4 luglio 2017 09:30:00

L’habitat naturale del vitigno Erbaluce sono le assolate colline torinesi dirimpettaie della Valle d’Aosta, che godono di quell’escursione termica che favorisce il trattenimento di un’alta acidità fissa e di variegate espressioni odorose, alcune uniche.

Sebbene sia stato nominato nel 1605 da G.B. Croce, gli ampelografi non sono ancora riusciti a dargli una paternità o una localizzazione di nascita. Poco importa, il vitigno è straordinariamente efficace nel produrre vini passiti, però non perde di appeal nemmeno nelle versioni secco fermo e spumante. Ed è la versione spumante quella che ha attirato la nostra attenzione, visto che il suo pH, oscillante tra 3,0 e 3,5, dà garanzia di riuscita qualitativa.

Nel passato spumantistico piemontese si ritagliò uno spicchio di attenzione, poi il dilagante impiego di Chardonnay e Pinot noir in versione sparkling l’ha un po’ annichilito. Ma la sua qualità è restata impavidamente pura ed espressiva.

La degustazione del Calliope Brut Erbaluce di Caluso DOCG, millesimato 2013, che indica addirittura in etichetta la dizione V.S.Q.P.R.D., ci riporta ai tempi di un’enologia avventurosa e intrepida. Il vino è prodotto dall’Azienda Agricola Cieck  di San Giorgio Canavese. Chiaramente il vino è ottenuto da Erbaluce al 100%, il cui 40% è vinificato in barrique, segue poi la maturazione di tutta la cuvée base per circa 10 mesi in botte, poi si inizia la presa di spuma in bottiglia, con permanenza sui lieviti di 3 anni (il doppio di quanto previsto dal disciplinare); una volta imbottigliato sosta per 6 mesi in bottiglia.

Ha colore oro brillante, al naso si dimensionano essenzialità olfattive intrise di ananas, mango e papaia, leggera polvere di vaniglia, fiori gialli come la ginestra e un fondo di caramella inglese e di balsamico. Ha una liquidità energizzata da sapori rinfrescanti di frutta “salata”, quasi tropicale, con una voluminosità gassosa che spinge la sapidità facendogli esteriorizzare il lato cremoso e polposo, con chiusura lungamente seduta su sensazioni quasi di pasticceria, di gelatina di albicocca. Un’espressione complessiva ricca di sorprese. Dicono che l’origine del nome erbaluce sia “alba lux”, cioè luce dell’aurora. Se così è, non ci resta che dire: buongiorno Calliope.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)