Statistiche

  • Interventi (1339)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 14 marzo 2017 10:30:00

Chi di Borgogna ferisce di Borgogna perisce, così si interpretava l’Aligoté nei primi anni Ottanta del secolo scorso, un vino relegato ingiustamente a fare da spalla alla crème de cassis per fare il Kir, e nemmeno Royal perché lì ci vuole lo champagne. Tanta era la sua spregiudicata acidità, anche malica, che non dava mai l’impressione di superare l’asticella di una sostenibile finezza. Così era, e così – finalmente – non è adesso, però molte titubanze sulla sua potenzialità di equilibrare una gradevolezza nel tempo non si sono mai attenuate.

Eppure esempi di concreta resistenza l’hanno offerta produttori come Naudin-Ferrand, Coche Dury, Dominique Laurent, Olivier Leflaive, Ramonet e Ponsot, giusto per citarne qualcuno, però spesso il limite della beva di quegli Aligoté ha sfiorato i cinque anni dalla vendemmia.

Poi c’è l’Aligoté di Lalou Bize-Leroy e al cospetto del suo Bourgogne Aligoté 2007 le cose cambiano notevolmente. Com’è nella naturalità operativa di madame Leroy tutta la filiera viticolturale ed enologica è esente da contaminazioni chimiche.

Dopo nove anni ha ancora un folgorante paglierino, mentre all’olfatto ha maturato un fruttato di agrume come pâté, con una fusione limone-burro-panna acida che anticipa una vellutata morbidezza, però il quadretto odoroso non sfuma senza prima aver offerto un tocco di boro e di calcare in combinazione con una speziatura al ginger fresco.

La grande sorpresa è al palato. Vivace come sua natura per la rinfrescante acidità di pesca bianca, quasi mango mixato con succo di limone, e un velo di burro di nocciolina che fa inquietare lo chardonnay della Côte, infatti ha densità e volume liquido da far invidia a un Puligny e un finale minerale che sembra il salino di uno chenin. Siamo in compagnia di un Aligoté che ci mostra potenzialità sorprendenti se trattato con rispetto produttivo, che sfiora i punteggi dell’eccellenza. E di lui di può dire: ne vale la pena!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)