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mercoledì 5 aprile 2017 14:00:00

L’uva era data quasi per estinta, ne resistevano poche piante nei dintorni di Thessaloniki, chiaramente non sufficienti per fare un barilotto di vino.

È stato Vangelis Gerovassiliou a salvare il vitigno (bacca bianca) dall’oblio, ne ha cullato la vegetabilità nell’area di Epanomi e se ne è uscito con un vino a indicazione geografica protetta.

Non si tratta di un vitigno da lavorare per costruire potenza e muscolosità organolettica, ha bisogno di trattenere tutta la mediterraneità della sua anima, gli è di aiuto un breve contatto sulle bucce, non tanto per colorare o per succhiarvi sostanze, semplicemente per sciogliere nel succo i profumi. Poi è fermentato in barrique, però parzialmente, e infine lo si lascia adagiato sui propri lieviti per quasi quattro mesi, completando così l’assorbimento di sapori e aromi.

Il Malagousia IGP Epanomi, prodotto da Ktima Gerovassiliou nell’anno 2015 ha 13% di alcol ed è tutto ottenuto da una solo vigneto. Spicca per un brillante giallo paglierino con sfumato tono verdolino sull’unghia. La base olfattiva è nettamente fruttata: mango, cedro, pesca bianca e pera Williams, c’è del floreale: mughetto e biancospino; c’è anche un po’ di erbaceo, d’erba aromatica fresca, quasi aneto. Ha una gradevolezza odorosa molto fragrante che invita a pensare alla freschezza e alla sapidità gustativa, cosa che si riscontra immediatamente al palato con un netto flavor d’agrumi, quasi a ricordare un albarinho. Non è vino da lasciare in vetro a lungo, l’avviso che dà al degustatore è quello di tener conto che la sua miglior forma sta tutta nella giovanile fragranza e nell’equilibrio, tanto che incontra con armonia i gusti della cucina orientale (riso cantonese, noodles fritti), oltre a quelli mediterranei come il pesce all’acqua pazza o al pistou.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)