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venerdì 24 marzo 2017 11:30:00

Se dovessimo spiegare l’essenza del niente dovremmo forse affidarci a variegate vulcanicità intellettuali, e non ci sarebbe certezza di giungere al capolinea. D’altronde per sua natura il niente è pronome, avverbio e sostantivo, associando di fatto la sua assenza all’incertezza del suo etimo, e questo potrebbe avvalorarne il suo valore magico, celebrato con aneddoti straordinari, uno per tutti: “Niente è più reale del niente”. Samuel Beckett.

Il nostro niente è un vino, un rosso da cabernet sauvignon prodotto in quel di Montecarlo, Lucca, dal viticultore Carmignani Gino, noto anche come “Fuso”, a cui si deve la citazione enologica di “metodo acustico” in vinificazione. Il vino si chiama Niente 2016, Toscana Igp.

Ha un colore per niente granato, quindi ha quel niente di rubino scuro e vivace che vira in un’aureola porpora. Il profumo ha un niente di ribes nero, di mora e di prugna rossa, infine niente impedisce al mentolato erbaceo di rinfrescare le ciglia olfattive e fondersi con un tono di bacca di pepe verde per niente male. Niente ruvido tannino al palato, niente male il tono caldo dell’alcol, molto equilibrante. C’è un succo fresco di ciliegia e un volume liquido dalla consistenza per niente robusta, la beva è facile e attraente, in tono non c’è niente da attendere, niente sarà migliore di questa esuberante persistenza aromatica al flavor di spremuta di frutti rossi e arancia sanguigna, di spezia dolce e dolcissima tostatura di cioccolato al latte e niente amarognolo in chiusura. È un vino che va giù con niente, che nel niente da temere sul futuro ha la sua personalità, è nato per l’oggi, per l’agile sorso del quotidiano di arrosti di carne rossa, di primi al ragù di carne con salsa di pomodoro, niente pesce quindi, ma un piatto di salumi toscani lo avvalorerebbe. È in uscita a metà aprile.

Chi dire? Un vino niente male.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)