mercoledì 22 febbraio 2017 15:30:00

È trascorso più di un secolo da quando la famiglia Benanti decise di fare vigna e vino sulle pendici dell’Etna, all’epoca non così enoicamente in auge come adesso.

Il loro resistere nel vino ha fatto sì che l’Etna non fosse dimenticata negli anni delle sirene dei vini con monte alcolico per il taglio. Gli attuali vigneti sono disposti sui versati est, sud e nord, con un puzzle di terroir straordinari e unici.

Il carricante, per esempio, è coltivato fino ai 950 metri sul livello del mare, con terreno vulcanico (ovviamente), però sabbioso (per la finezza) e poi ricchissimo di minerali (daranno grande sapidità).

Il Pietramarina è un Etna Bianco Superiore, proviene dai vigneti di Milo, dove il carricante –che compone in purezza la cuvée – è coltivato ad alberello, e qualche pianta è prefilosserica.

Fa acciaio, sia prima che dopo, poi va in bottiglia e lì dovrà iniziare l’attesa. Eh sì: il Pietramarina non si dà subito, necessità del suo tempo, infatti anche l’azienda lo tiene circa un anno al fresco della cantina.

L’annata 2012 ha gradazione alcolica di 12,5 e offre una tinta scintillante dal colore paglierino assolato, l’intensa espressione olfattiva è fuori dai canoni del fruttato. Ha molta grinta minerale, di polvere di gesso, di sale grosso di miniera, di erbette essiccate, un po’ di mallo secco di noce. Infinitamente sapido il gusto, con una sostanza liquida a voluminosità glicerica, tanto che freschezza e alcol s’annullano vicendevolmente, lasciando piena fiducia gusto-olfattiva alla consistenza di una struttura giocata sulla costante salina. Non ha ancora acquisito quell’effettiva finezza morbida che abbiamo trovato in degustazione nel 2010, ma la vibrazione in durezza di questo 2012 saprà sorprendere al meglio, anzi al meglissimo, fin dal prossimo anno.

AIS Staff Writer

 

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