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venerdì 3 marzo 2017 11:30:00

Sciencenews.org ha pubblicato uno studio dell’Oregon State University di Corvallis. Lo scopo è stato quello di stabilire se, come e quanto, la presenza di questo impertinente animaletto, che noi italiani chiamiamo “puzzola verde” (ma ha anche altre colorazioni), sia utile o inutile al frutto e al vino.

Ebbene, la cimice, fatto salvo l’utile e il non, può diventare pericolosa per il gusto del vino. Questo animaletto lo si trova con facile frequenza nella vigna e sugli acini, per cui il suo attardarsi tra quei frutti lo distrae a tal punto che magari arriva fin dentro la pigiadiraspatrice e viene ingoiato dalla massa.

I ricercatori hanno stabilito che questo è un problema serio, anzi è un problema certo, se la presenza nel grappolo è superiore a tre animaletti.

Secondo i ricercatori questa presenza assorbita dal succo rilascia una particolare puzzetta che un panel di degustatori ha individuato come ammuffita e stantia con sfumatura di coriandolo. Questo inconveniente accade solo nella produzione del rosso, non è invece incisiva nella produzione del bianco e del rosato. Purtroppo l’affermazione non è corredata da una spiegazione, per cui siamo costretti a continuare ad avere una curiosità sospesa.

Infine un’ultima considerazione: il produttore che si è dedicato alla filosofia del vino vegano come si comporta? Dilemmone!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)