martedì 30 aprile 2013 11:00:00

Drinkster ha pubblicato il 21 aprile una foto che immortala il Pedal Pub.

Il Pedal Pub è stato creato per ospitare 17 persone, guidatore e barman/sommelier inclusi. Chiaramente il guidatore se ne sta al volante, mentre il barman/sommelier opererà nella piattaforma tra i due banconi.

Gli eno viaggiatori possono scegliersi le birre che preferiscono, esse saranno spillate dai fusti inseriti dentro la barrique.

Molti si immaginano già una possibile (auspicabile) modifica del contenuto della barrique, magari togliendo birra e inserendo vino e/o distillati.

Il Pedal Pub può essere messo in movimento da 10 dei 15 ospiti, ci sono infatti 5 postazioni per lato in cui si può pedalare e muovere il ciclo bar a una velocità di 8 km/h, se in pianura, e può superare un dislivello fino al 6%: il tutto dipende dal propellente alcolico che viene inserito nei serbatoi umani, chiaramente sono proibiti gli ottani, ma non il metilico se in concentrazione legale. Il tetto del bar è costruito con appositi fori in cui possono essere disposti i bicchieri in tutta sicurezza e ci sono anche degli scaffali in cui contenere cibi vari già preparati, con l’obbligo per salumi e formaggi di provenire da allevamenti podolici, visto che gli animali non riescono a correre in bici.

I pneumatici hanno una pressione adeguata a limitare l’attrito sull’asfalto. Esiste la versione estiva e invernale ultra grip, poi c’è quella per superare l’eventuale pastosità da glicerina, cioè una versione scolpita, mentre per superare l’eventuale rugosità tannica si possono montare le gomme slick (senza battistrada).

Il problema sarà quello di non far entrare in temperatura le gomme in caso di utilizzo di spirits e distillati, perché l’effetto fiamma potrebbe essere rischioso, infatti il Pedal Pub non prevede, al momento, l’installazione dell’estintore.

Per quanto riguarda il problema dell’alcool test, si pensa di optare per un esame addizionante, con sottrazione del punteggio più alto e quello più basso, un po’ come si fa nelle degustazioni anonime; però c’è anche la possibilità di affermare che un eno pedalatore non stava pedalando. Un ingegnere canadese si è offerto di progettare un sistema autoprotettivo a base di metabisolfito di potassio, per spruzzarlo in caso di pericolo, un po’ come fanno le seppie.

Per garantire la piena sicurezza dei viaggiatori è previsto l’uso delle cinture create riciclando parti non edibili di presse pneumatiche, mentre per il casco c’è un progetto di un architetto indonesiano per recuperare secchielli di plastica per ghiaccio. Il punto debole è l’assenza di sistema illuminante e di navigatore satellitare; per ovviare al navigatore un agronomo portoghese sta predisponendo di inserirvi il programma di zonazione ampelografica della Val di Cornia, mentre per l’illuminazione il problema non sembra di facile soluzione, stiamo aspettando i dati elaborati dai wine taster all’anteprima del Bordeaux.

Per il resto non resta che ordinarlo a www.hammecher.com, e forse si può essere ancora in tempo per partecipare il prossimo 96°  Giro d’Italia.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)