martedì 24 febbraio 2015 16:30:00

Ancora non si erano del tutto sopite le sferragliate delle battaglie tra i nativi, i coloni e i cercatori d’oro, quando Osea Perrone, di chiare origine italiane, comprò la terra nei dintorni di Montebello Ridge, era il 1885. Da lì, il passo a fare vigna e costruire la cantina fu un tutt’uno. Nel corso degli anni l’azienda si estese e nel 1991 acquisì Lytton Springs, nella Sonoma County. L’azienda si trova a due passi dalla 101, che da Healdsburg porta a Geyersville. A detta dei conoscitori del luogo, in questo fazzoletto di California, le combinazioni tra struttura del sottosuolo, clima e microclima creano una combinazione speciale per consentire al vitigno zinfandel di traguardare i cento anni di vegetazione.

Ed è l’alchimia enologica di coniugare lo zinfandel con gli altri rossi del vigneto che fa del Ridge Lytton Spring 2012 un vino yankee-cult dell’enologia della Sonoma Valley.

C’è il 70% di zindandel, poi il 21% di petit syrah (cugino bislacco del syrah vero), 6% di carignan e 3% di mataro (cioè mourvedre francese o monastrell spagnolo): insomma un mix quasi meditterraneggiante.

Tutte le uve sono da agricoltura organica, il mosto ha fermentato con soli lieviti naturali, la malolattica è stata svolta completamente. Sosta dopo le fermentazioni per 14 mesi in barrique di rovere americano, tostate all’aria, di 1°, 2°, 3° e 4° passaggio. Durante l’affinamento, ecco il tocco enologico che caratterizza il tutto, c’è un’addizione di vino ottenuto da vigne centenarie (zinfandel) per apportare struttura, concentrazione tannico/alcolica e un fruttato marmellatoso.

Ne esce un vino veramente scuro nel suo granato black cherry, quella ciliegia dalla buccia e dalla polpa scura che saprà invadere tutta l’intensità odorosa, per poi fondersi e confondersi con aromi di menta, di eucalipto, di resina e di aghi di pino, e affievolirsi infine nella dolce vanigliatura. Ha i tipici profumi del sud, un po’ garrigue provenzale, un po’ oliva nera da primitivo del Salento, un po’ fieno essiccato e liquirizia. Grande volume liquido al palato, con consistenza tannica e setosa, con freschezza al lampone e grip di pepe nero, che nel finale si ripete e stuzzica tutta la residualità gusto olfattivo, allungando sia lo speziato che il tostato. Ci piace di questo vino quell’effetto non esuberante nel legno dolce e cioccolatoso, che troppo spesso offusca e anestetizza la volontà del frutto (scuro) dello zinfandel di offrirsi sulla carne rossa alla griglia (rare cooked) ben succulente e speziata, su uno spezzatino di vitello o meglio ancora fu un filetto café de Paris. Per la cronaca A. Galloni l’ha votato 93+, noi no! Per il nostro team sfiora i 90, ed è già grassa così.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)