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mercoledì 26 luglio 2017 15:30:00

La storia inizia nel 1996.  Thurman John Rodgers (un nome che dice poco a molti), ufficialmente residente nella Silicon Valley, comprò un piccolo vigneto all’interno dell’areale viticolo della Santa Cruz Mountains in California, con una sana ossessione chiamata Pinot noir.

La sorpresa in tutto ciò è che Rodgers non nasce nel vino, ma nei chips –silicon chips – che troviamo in milioni di telefoni cellulari e altri marchingegni. Chiaramente questa attività ha gli ha procurato un enorme accumulo di dollari e così se ne potuto uscire dai chips per entrare nel vino.

Oggi la sua mission è fare del Pinot noir in stile Borgogna, impiegando i metodi in uso intorno al 1830. Il racconto si fa appassionante perché tutti grappoli sono schiacciati con i piedi, non ci sono pompe, e ogni spostamento del vino avviene per gravità. Chiaramente a questi passaggi se ne aggiungono altri che nel 1830 non esistevano, come la tecnologia per controllare in tempo reale l’andamento delle fermentazione, l’estrazione dei componenti e altro, tanto che la parte ottocentesca è più in vigna che in cantina. Per il resto è tutto in pieno French style (anche le barrique) , incluso una parte del nome “Clos de la Tech”, anzi è tutto in stile Romanée Conti, perché a conti fatti e a desideri espressi da Mr Rodgers la sua intenzione è di fare un vino migliore di Romanée Conti, salvo poi correggere il tiro in miglior Pinot noir del nuovo mondo, così come riportato da bbc.com. Per ora ha un prezzo medio di 110 dollari, una media voto di 89/100, per cui se di partita a scacchi si vuol parlare, per ora Rodgers ha mosso un pedone sulla scacchiera, e forse anche incautamente.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)