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venerdì 7 novembre 2014 16:00:00

La Cuvée Sir Winston Churchill fu prodotta per la prima volta nel 1975 dalla Maison Pol Roger per celebrare un feeling tra lo statista inglese e la famiglia proprietaria dell’azienda.

La Maison è alquanto restia a fornire la completezza delle informazioni enologiche. Di questo 1996 si sa che è un mix di pinot noir e chardonnay, nel puro e classico stile sparnaciano di fare uno Champagne super classicheggiante. Prima di passare alla fermentazione, il succo è sottoposto a doppia sgrondatura; la fermentazione avviene in acciaio inox e la cuvée è espressione di una sintesi territoriale dei vitigni, un puzzle magico e musicale delle migliori porzioni di vigneto di cui la Maison dispone.

La malolattica è stata prodotta per tutta la massa, la presa di spuma è avvenuta in Avenue de Champagne 44 a Épernay, giù a 33 metri di profondità, dove la temperatura non supera i 9°C. Lì, la seconda fermentazione avviene con una lentezza eccezionale e crea una combinazione d’energia frizzante dalla finezza estrema. Winston Churchill è un’icona della bollicina super fine.

Ma veniamo a noi. Al nostro magnum 1996 di Winston Churchill Champagne. Il 1996 fu un’annata straordinaria nella Marne. La corsa per accaparrarsi le cuvée de prestige iniziò fin dalle prime uscite perché dicevano che lo Champagne avrebbe avuto vita lunghissima.

Pol Roger Winston Churchill 1996 è balzato sul mercato dopo quasi 11 anni di terapeutica autolisi e l’attesa per la degustazione è stata ritmata da fremiti di emozione. Diciotto anni sono passati da quando qualcuno in una vigna tagliò quei grappoli da cui trassero questo vino.

Winston Churchill scivola nell’ampio bevante di puro cristallo (a pinot noir) comprimendosi sul fondo, facendo sbocciare una barriera di spuma candida e compatta, che danza sul liquido come il surfer sulla sua tavola. Man mano che la spuma si scioglie il colore si compone, si veste di giallo paglierino (giallo paglierino? Ma sono trascorsi 18 anni! Come è possibile? Lo è, lo è!).

Dicevamo giallo paglierino: luccicante, lucido, lucidato, immacolato, brillante, mosso dai riverberi di una massa di micro bolle che sembrano lucciole nella Waitomo Glowworm Caves. Certe volte ci si attende un profumo da un vino e il riconoscerlo sembra chiudere un cerchio emozionale. Winston Churchill 1996 già dopo il pfffff, delicato ma di sostanza, aveva esalato un quid di speziato, anche il sughero lo aveva assorbito, era liquirizia. Ebbene il suo profumo s’è offerto con un’ampiezza così delicata e sfuggente da far commuovere le ciglia olfattive: è il vero profumo labirintico dello Champagne. Liquirizia, caffè e latte, mandorla al miele, marmellata di arancia, albicocca, fiore di mangrovia (come gelsomino) e altro e altro. Un bouquet interminabile, dove la memoria olfattiva è costretta a rincorrere tutti gli effluvi, cercando una via di uscita che quel labirinto olfattivo impedisce; alla fine l’ansia prende il sopravvento e sembra di cadere in un oblio aromatico estasiante e arrendevole. E che dire del gusto? Non abbiamo ricordi di aver degustato un volume liquido a contenuto gassoso di una così sottile e fresca saporosità. Sapidità e freschezza riescono ad annullarsi, ad accoppiarsi come due illibati amanti. La loro danza al palato crea una scia che nutre il sensibile e il sensuale; è trama intrisa e intensa di sola raffinata elegia gustativa, è rarissimo avvertire un’espansione acidula così non acidula e una pressione minerale così poco grumosa: siamo all’apice dell’apice!

Se qualcuno di voi ha in cantina un Winston Churchill 1996, magnum, può tranquillamente lasciarlo ancora nelle braccia di Morfeo; ma se decidete di stapparlo preparatevi mentalmente all’apoteosi degustativa, perché se appartenesse alla vostra filosofia di degustatore l’indole di dare i 100/100 a un vino, questo Churchill 1996 ci starebbe tutto, altro non diciamo… e scusate se è poco.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)