lunedì 28 giugno 2010 12:57:00

Tom Cannavan, wine writer britannico tra i più stimati, collaboratore di riviste quali Decanter, The World of Fine Wine, Harpers Wine & Spirit and Off Licence News, e saltuariamente di The Sunday Times e The Independent, autore o co-autore di qualcosa come una decina di libri, giudice dei più importanti concorsi di vino internazionali, in Australia, Cile, Argentina, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, Panel Chair dell'International Wine Challenge e Chairman del Georgian National Wine Competition, animatore, dal 1995, del seguitissimo sito Internet Wine Pages, (400 mila visitatori unici al mese) cui sono seguite, nel 2004, le Beer pages e nel 2006 le Whisky pages, e vincitore, nel 2008, del Trofeo Louis Roederer International Online Wine Writer of the Year, è ormai un ospite fisso del più importante concorso di vini che viene organizzato in Puglia, Radici Festival dei vitigni autoctoni.
Autore lo scorso anno di un ampio articolo sui vini pugliesi, pubblicato, - potete leggerlo qui - su Decanter, anche quest'anno Cannavan ha fatto parte della giuria di esperti, italiani ed internazionali, che in tre giorni hanno degustato qualcosa come 180 vini, proposti da un centinaio di aziende.
Vista la sua esperienza, e la sua autorevolezza, ho pensato di chiedergli un bilancio di questa nuova esperienza e come giudichi, con un occhio ed un palato internazionale, il livello dei vini e le tendenze riscontrate nei vini assaggiati. Ecco le sue, sempre interessanti e meditate, risposte.

Tom, questa è stata la tua seconda esperienza a Radici, qual'è il tuo bilancio?
E' stata, come sempre, un'esperienza affascinante fare una full immersion nelle varietà autoctone pugliesi nel corso di tre giorni di degustazioni. Le mie conclusioni sono difficili da sintetizzare in poche parole, ma credo che la possibilità che mi è stata offerta di degustare così tanti vini in compagnia di esperti italiani ed internazionali sia stata preziosa.

Come giudichi il livello dei vini pugliesi che emerge dalle tue degustazioni di quest'anno? Ci sono apprezzamenti diversi rispetto allo scorso anno?
Il primo dato è il netto miglioramento dei vini bianchi, mentre per i rossi il giudizio è "misto", con alcuni grandi vini e altri molto deludenti.

Quali vini hai preferito quest'anno, quale sono state le principali sorprese e le maggiori delusioni?
Alcuni vini bianchi mi sono apparsi sorprendentemente buoni. Mentre il Bombino esprime piacevoli vini ma senza particolari pregi da un punto di vista aromatico, il Minutolo mostra di avere un grande potenziale. Quando gli enologi impareranno a padroneggiare meglio e controllare la sua inconfondibile nota aromatica, e contenere la sua acidità, sono persuaso ci sia tutto il potenziale per diventare il migliore vino bianco di tutta la regione.
Quanto ai rossi, condivido il punto di vista, mi sembra generale, dei membri della nostra giuria, sul Primitivo che raramente ha espresso vini di grande personalità, in grado di emozionarci. Non voglio dire che non si possano fare grandi vini e che non ci siano grandi Primitivo, tuttavia i vini a base Nero di Troia, in particolare, mi sono apparsi più "eccitanti". Anche tra gli Aglianico abbiamo trovato ottimi vini.
Ho molto apprezzato i vini da varietà aromatiche, come già detto e essendomi fermato alcuni giorni ancora in Puglia dopo lo svolgimento di Radici devo confessare di aver apprezzato diversi Minutolo abbinati ai cibi al ristorante. Mi sono piaciuti anche i Moscato secchi. Con questo non intendo dire che la Puglia possa produrre vini bianchi incredibilmente freschi come quelli del Nord, ma credo che queste varietà aromatiche siano dotate di una peculiare personalità e siano estremamente piacevoli.

Dal punto di vista stilistico, come giudichi l'uso e la presenza del legno nei vini rossi: bilanciato oppure eccessivo?
In alcuni casi i vini rossi mi sono apparsi overoaked (eccessivamente legnosi) e con un'eccessiva estrazione. Non sono un nemico del legno, e alcuni vini di stile moderno, come il Primitivo Sessant'Anni 2007 di Feudi di San Marzano o i Primitivo da vecchie vigne di Attanasio sono ottimi esempi di una sensibilità moderna.
Per quanto riguarda Radici, trattandosi di una celebrazione delle varietà autoctone e del loro carattere peculiare, credo che anche quei vini possano considerarsi eccessivamente "legnosi". Tuttavia credo che in degustazione alcuni vini abbiano mostrato un eccesso di legno e un estratto secco che ha sommerso il carattere varietale ed il senso di origine. I migliori rossi mostrano una ben precisa energia in bocca, un termine di riferimento che rivela la freschezza delle uve e consente agli aromi e al gusto di esprimersi pienamente.

Secondo te, i vini pugliesi devono mantenere questo loro carattere peculiare (un "Apulia taste") o devono scegliere la strada dello stile internazionale che possa renderli più appealing per consumatori che non hanno un'idea chiara della Puglia e dei suoi vini?
Credo ci sia spazio di mercato per entrambi i tipi di vino se i vini sono buoni e dotati di un reale equilibrio. C'è un mercato per autenticamente moderni Bordeaux, Bourgogne, Chianti o Barolo, con un sacco di estratti, alcol e legno, e c'è un mercato per vini, più ricchi di sapore e di stile tradizionale. In generale credo che il mondo si stia allontanando da quei vini massicci che sono stati di moda sino a poco tempo fa, e che stia progressivamente scoprendo o riscoprendo vini più vivaci, con maggior freschezza, un minor contenuto alcolico, più gusto e maggiormente adatti ad essere abbinati e apprezzati sui cibi.

Cosa ne pensi del matrimonio, chiaramente dichiarato oppure sotterraneo, tra varietà autoctone come Negroamaro o Primitivo e varietà internazionali come Merlot, Cabernet, Syrah? Secondo te questi vini conservano un autentico carattere pugliese e la forza del terroir riesce ad emergere sulle varietà internazionali?
Ovviamente i vini che degustiamo a Radici sono tutti, almeno sono presentati come tali, espressione di varietà autoctone e basta. Chiaramente i Super Tuscan e simili tipi di vino hanno avuto in passato un grande successo proponendo la formula del mix tra varietà autoctone e internazionali, e la stessa cosa è successa in Spagna nella Ribera del Duero e quindi non ci sono particolari problemi, per enologi e produttori nell'utilizzare l'intera gamma delle uve di cui dispongono. Ma questo deve essere fatto con grande delicatezza ed i vini devono mantenere qualcosa del loro autentico carattere pugliese.

Cosa ne pensi dei vini rosati che abbiamo degustato nel corso di Radici 2010? Ritieni che si tratti del tipo di rosati che un consumatore inglese, fan dei rosé, possa gradire?
Il livello dei rosati mi è apparso buono, ma nessuno di loro mi ha particolarmente colpito. Il loro stile, sostanzialmente secco con buoni aromi fruttati, dovrebbe piacere al palato inglese.

Mi interessa conoscere anche il tuo punto di vista sul tenore alcolico nei vini degustati, in particolare dei Primitivo. Hai trovato un alcol ben bilanciato o eccessivo? Trovi che il carattere dei veri Primitivo sia eccessivamente "pugliese" e sia difficile da trasmettere e far accettare in UK o negli States?
Oggi nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma anche in altre parti d'Europa, si sta sviluppando un forte movimento "anti-alcol" che coinvolge settori della stampa e della politica. Sebbene ci si debba ovviamente guardare dagli abusi del vino come di altre bevande alcoliche, credo fortemente che il vino debba essere guardato e giudicato come qualcosa a sé, e inserito in un contesto culturale che riguarda la sua storia, la sua cultura, il suo apprezzamento abbinato al cibo.
Tuttavia una parte di negatività rispetto ad un elevato contenuto alcolico permane, e vini con 15 gradi e più diventeranno più difficili da proporre. E da vendere. Tornando alle degustazioni, abbiamo degustato Primitivo di 15,5 gradi che erano tosti ma meravigliosamente bilanciati, vini che oggi sembrano molto piacevoli da bere.

Quali sono, secondo te, le prospettive per i vini pugliesi sul mercato inglese?
Come è stato detto nel corso del convegno conclusivo di Radici,  ci sono molte persone nel Regno Uniti e nei vari mercati internazionali che ignorano tuttora dove si trovi la Puglia e magari ignorano che produca vini... Per queste persone che non sanno granché sui vini pugliesi credo che la loro percezione sia quella di una terra produttrice di vini potenti, alcolici e talvolta un po' rustici, oppure di vini piacevoli e che costano poco.

E quale giudichi possa essere un buon prezzo sullo scaffale per favorire la diffusione ed il successo dei vini pugliesi sul mercato inglese?
Domanda molto difficile! Il prezzo medio a bottiglia nel Regno Unito è intorno alle 4 sterline (4 euro e mezzo). Ma c'è un numero crescente di persone disposte a pagare di più, anche il doppio, per vini che abbiano un reale carattere, e quindi credo che la Puglia debba concentrare i propri sforzi nel produrre e commercializzare vini a questo livello di prezzo.
Naturalmente sarebbe una buona cosa anche spingere alcuni top wines di grandi aziende verso prezzi più elevati, ma buona parte della presenza pugliese sul mercato inglese credo debba essere legata a vini di buona qualità e marchio solido a prezzi più contenuti, per fare in modo che con la presenza sugli scaffali i vini ed i loro nomi entrino nella testa dei consumatori.
Sarebbe però un errore per la Puglia puntare troppo sul mercato dei vini di basso prezzo, già presidiato da vari Paesi produttori che hanno costi di produzione inferiori. Pensare di vendere larghi volumi a prezzi bassi non credo sarebbe una mossa strategicamente vincente. Vendere nell'on trade, ovvero nei ristoranti, è un'altra buona tattica, dato il fantastico abbinamento di larga parte dei vini pugliesi con la cucina e la grande passione che c'è in Inghilterra per la cucina italiana.

E da un punto di vista delle varietà, quali pensi siano più appealing per i wine enthusiasts britannici?
Credo che il Minutolo, il Nero di Tria e anche l'Aglianico abbiano forte personalità e che siano molto adatte per il mercato inglese. Ma non dimentico il Primitivo, che è sicuramente il vitigno più conosciuto, o il Negroamaro, che ha i suoi estimatori.

Ti senti di dare qualche suggerimento ai produttori pugliesi per presentare e promuovere meglio i loro vini nel Regno Unito?
Non sono un esperto di comunicazione e promozione, ma credo che nel mercato inglese il fattore chiave nel vendere vino sia rappresentato dal prezzo, che deve essere corretto. Inoltre credo debba essere promosso l'intero "marchio Puglia", ponendo in rilievo l'intera regione con la sua grande storia, la sua eccellente cultura del cibo basato anche sulla "cucina povera" e la forte personalità delle sue varietà autoctone. La presenza alle fiere e alle degustazioni è importante, con un messaggio ben coordinato relativo alla regione e ai suoi vini.
La Puglia è una regione dotata di una particolare magia che va scoperta più lentamente rispetto a come accade in altre più note regioni italiane, ma quando scopri i suoi piccoli villaggi, la sua cucina deliziosa ed i suoi vini, può colpirti profondamente.

Intervista a cura di Franco Ziliani

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)