giovedì 10 giugno 2010 20:39:00

Intervista a Elisabeth Babinska-Poletti “ambasciatrice dei vini italiani che mi appassionano”.
Lo scrivevo già lo scorso settembre, intervistando, su questo stesso sito Internet – leggete qui -, il bravissimo collega, e amico, Wojciech Boñkowski.
Anche la Polonia ha scoperto il vino e si sta progressivamente trasformando in uno dei nuovi Paesi consumatori più interessanti e dai maggiori margini di crescita. Basta però crederci e magari invece di farsi catturare dalle sirene dei Nuovi Mercati Orientali o di chissà quale landa lontana provare ad essere un po’ più presenti in questo Paese dalla straordinaria storia e cultura, distante solo un paio di ore di volo da Milano e considerarlo, com’è sempre stato, una parte di Europa.
Sono così persuaso che la Polonia, grazie agli ormai molti addetti ai lavori che in quel Paese operano e si interessano professionalmente, con grande capacità al vino, possa diventare una piccola “terra promessa” per l’Enotria tellus che torno oggi a dare voce ad un eno-appassionato polacco intervistando una elegante, raffinata signora, Elisabeth (Elzbieta) Babinska-Poletti che proprio la città dove io stesso abito, Bergamo, ha scelto, per i motivi che leggerete, per vivere e per far partire la sua attività di “promoter” dei vini italiani, e franciacortini in particolare, nella sua terra d’origine.
Una storia affascinante la sua, ben raccontata nello splendido italiano che ha imparato vivendo in Italia (dove si è sposata con un uomo che, ahimé lui, è astemio…), che fa capire come il movimento del vino cresca in maniera inarrestabile in terra polacca e come quella tra il vino e la Polonia sia una “love story” destinata a durare nel tempo. Speriamo che i produttori italiani se ne accorgano e che sappiano cogliere, anche grazie all’appassionata attività di ambasciatori di personaggi come Elisabeth Babinska-Poletti, ad un mercato sempre più maturo, a consumatori curiosi ed esigenti, la grande opportunità loro offerta.

Elisabeth, cosa ci fa in Italia, e a Bergamo, una signora polacca come lei e perché, pur provenendo da un Paese che ha una storia recente come consumatore di vino, lei si interessa di cose vinicole? Qual’é la sua storia e quale é stato il suo percorso nel mondo del vino?
É una storia lunga che risale addirittura alle avventure di mio nonno durante la Prima Guerra Mondiale. É stato lui ad insegnarmi le prime parole in Italiano quando ero piccola. Un giorno cercherò di tradurre la mia biografia scritta in Polonia da Barbara Stanislawczyk, la redattrice di un’ importante rivista, nonché autrice di molti libri, che racconta la mia vita.
Abito a Bergamo, ma non per caso. Dopo dodici traslochi da un Paese all’altro, venne a realizzarsi uno strano desiderio. Un po’ come quando si butta una monetina in una fontana (come quella a Bergamo, in Città Alta). Nonostante avessi girato un po’, per motivi di lavoro, in tutt’Italia, pensavo a quanto fossi fortunata ad abitare in una città come Varsavia. Poi mi fermai a Bergamo e qui avvenne qualcosa di strano. Mi dissi che se mai mi fossi dovuta stabilire in Italia, quello sarebbe stato il posto in cui avrei voluto farlo. Il destino mi fece trovare anche l’indirizzo perfetto: via Francesco Nullo, ovvero l’eroe bergamasco caduto in Polonia per l’indipendenza del popolo polacco. Strano, vero?
Per fortuna ora viviamo in tempi di pace e in un periodo particolare durante il quale il vino ha raggiunto il suo massimo valore. Il vino è sempre stato la mia passione. Forse perché ho sposato un Italiano non tanto comune, che si distingue per il fatto di odiare il vino, al punto che non osa neppure toccare una bottiglia. Per questo, oltre al fatto di aver abitato sempre in grosse case e di aver sempre avuto una vita socialmente molto ricca, fui costretta a imparare alla svelta come scegliere il vino adeguato per i piatti che proponevo ai miei ospiti. In tutte le case dove ho abitato ho sempre avuto una mia piccola cantina, dove raccoglievo i vini di mio gradimento con caratteristiche particolari, a seconda del Paese dove abitavo.
Con tutto quel girare da un posto all’altro e la continua ristrutturazione delle case dove andavo ad abitare, finì col trascurare il mio Paese d’origine. Nel frattempo, nacquero anche le mie due figlie e la loro educazione prese pieno possesso del mio tempo. Lasciai il mio posto di lavoro per fare la mamma a tempo pieno e mi affidai alle grandi abilità di mio marito (ovviamente non nel campo del vino).Le mie figlie ora sono cresciute ed hanno entrambe intrapreso gli studi Oltreoceano.
Questo mi ha permesso di riprendere un’attività professionale. Cosi ho finalmente deciso di fare quello che mi é sempre piaciuto di più: dedicarmi al vino. Un po’ per i sensi di colpa di essermi assentata tanto a lungo e un po’ per il piacere di portare qualcosa di nuovo e sconosciuto sul mercato polacco, ho trovato un motivo per tornare sempre più spesso in patria. Una coincidenza? Non lo so.

Parliamo della sua attività: come posso definirla, un consulente di importatori polacchi, un tramite tra il mondo della produzione vinicola italiana e la Polonia, un ambasciatore dei vini italiani in Polonia?

Credo che “ambasciatrice dei vini italiani che mi appassionano” sia il titolo che mi si addice meglio. In Polonia ho conquistato già un ruolo ben definito: ambasciatrice del Franciacorta. Sicuramente gli importatori polacchi hanno le idee ben chiare riguardo quello che vogliono, pertanto escludo di poter fare loro da consulente.

Può descriverci come é oggi e come si é sviluppata la cultura del vino in Polonia, quali sono mediamente i consumi pro capite e come sono i consumi delle bevande alcoliche?

Lo sviluppo di questo settore fa passi da gigante. Ma cammina in salita. Per quanto riguarda i consumi pro capite, non posso dire di aver mai letto una vera e propria statistica sull’argomento, ma credo comunque che si aggiri intorno ai cinque litri pro capite (forse qualcosina in più). Il più alto in assoluto é il consumo della birra, che supera sicuramente i 90 litri pro capite. Non saprei come siano posizionate le altre bevande alcoliche.
So per certo che la cultura del bere vino si sta espandendo e sta contagiando tutto il Paese, a cominciare dai giovani: è incredibile quanti di loro frequentino bar e si prendano un bicchiere di vino, anche solo per accompagnare uno spuntino.
Questo era impensabile, una volta. Tutto ciò nonostante che un bicchiere di vino, anche se di qualità non eccelsa, sia carissimo rispetto all’Italia.

Come è cambiata la conoscenza e la cultura del vino con il cambiamento del regime politico e con il processo di occidentalizzazione e di apertura al mercato della Polonia?

Il cambiamento é stato forte ed é avvenuto in tutti settori, compreso quello del vino. Sotto il regime non esisteva tutta questa gamma di vini, provenienti da ogni angolo del mondo, che troviamo ora. Si potevano scegliere solamente i vini che arrivavano da altri Paesi comunisti come l’Ungheria e la Bulgaria. I più rari arrivavano dalla Romania o dalla Jugoslavia. Ma erano soprattutto dei vini industriali e non di fattoria. Dopo il crollo del regime, il mercato si è come ribaltato, dando libero accesso a qualsiasi vino. Divenne una specie di gara tra chi voleva entrarci per primo. Credo che ci siano pochi vini, soprattutto quelli europei, non reperibili sul mercato polacco di oggi. E infatti li sto cercando…

Come definirebbe la scena del vino polacca? Dove si acquistano i vini: in negozi specializzati? Tipo le nostre enoteche, nei supermercati o nelle catene della grande distribuzione, in negozi controllati dallo Stato? Quale é assortimento che negozi specializzati e supermercati mediamente propongono?
Credo che il sistema d’acquisto del vino sia uguale a quello italiano. L’unica differenza è che i supermercati propongono una qualità peggiore e non forniscono nessun aiuto a chi non é capace di scegliere. I vini di qualità - da quelli accettabili a quelli di alto livello - si possono acquistare esclusivamente presso alcune enoteche o direttamente dagli importatori o nei negozi ad essi collegati.

Attività come corsi, degustazioni festival del vino sono rarità o soprattutto nelle città più grandi come Varsavia stando diventando prassi comune?

Vengono organizzati tantissimi corsi e soprattutto moltissime degustazioni. Lo fa quasi ogni importatore che conta. Devo sottolineare una cosa: malgrado ormai il vino occupi già un posto di rilievo in Polonia, si sta facendo sempre più spazio anche nella nostre cucine. Magari non ancora quelle casalinghe, ma comincia ad impossessarsi di  un posto sempre più dominante. Paragonabile a quello della birra, tanto amata dai polacchi..La lista degli importatori polacchi é lunghissima, ma sono solo pochi quelli che mantengono fissa la loro presenza, oltre ad una vera e propria attività. Varsavia per il momento è il luogo dove si concentra il maggior giro di affari sul vino. Anche se cominciano ad affacciarsi sul campo altre città come Cracovia, Gdansk, Wroclaw, Poznan e Lodz. Gli altri rimangono ancora molto… addormentati.

Quanti importatori e distributori ci sono in attività e su quali vini e di quali paesi produttori concentrano le loro attenzioni?

Bella domanda..Oggi come oggi c’é un’ infinità di importatori, ma pochi di loro c’erano anche in passato, meno ancora ci saranno in futuro. Almeno me lo auguro. Questo settore del mercato é’ in continua evoluzione. E siccome si tratta di un settore nuovo e quindi poco stabile, é ancora molto vulnerabile. Bisogna un po’ sapersi muovere, come (o quasi) sulle strade di New York.
Ci sono importatori il cui assortimento si basa soprattutto sui vini spagnoli, portoghesi, francesi, ed anche italiani; ci sono poi quelli che hanno un po’ di tutto (benché specializzati su qualche provenienza); ed infine ci sono quelli settorializzati in una fascia precisa dei vini. Come ho detto prima, non c’é nulla di stabile che non possa cambiare in uno o, al massimo, due anni. Le leggi sulle accise (e molto altro) cambiano in continuazione. Di conseguenza anche l’importatore deve adattarsi e cambiare stile od obiettivo. Io abito qui in Italia, ma di frequente vado in Polonia ed ogni volta vedo qualcosa che é cambiato.
Spesso in meglio, ma devo essere sempre estremamente attenta se voglio rimanere nella fascia del mercato che mi interessa. É molto importante frequentarlo ed essere presente nei momenti giusti.

Come definirebbe il gusto e la cultura del vino raggiunti oggi dal consumatore di vino polacco? Che tipo di consumatore é, tradizionalista, curioso, disposto a provare cose diverse o preferisce andare sul sicuro e tende a scegliere i vini che maggiormente conosce?

Il popolo polacco è sempre stato diverso dai popoli dei Paesi da cui è circondato. Qui possiamo citare l’esempio storico della caduta del muro di Berlino. Solo un popolo ribelle come quello polacco, con alle spalle secoli e secoli di dominio e di guerre, poteva cambiare la rotta della storia – benché i personaggi di grande rilievo appartenenti alla nobiltà polacca siano stati sterminati o fossero fuggiti.
Lo spirito ribelle è sempre e comunque rimasto. Nonostante le catene politiche dei Paesi dominanti, il popolo polacco non si è mai arreso e non ha mai perso la voglia di conoscere le molteplici verità. Ed è per questo che i polacchi hanno sempre viaggiato. Sono, in gran parte, persone molto istruite ed aperte ed è proprio girando il globo che hanno avuto la possibilità di assaggiare e farsi una cultura sul vino.

Parliamo del movimento della sommellerie in Polonia, so che esiste un’Associazione Polacca dei Sommeliers (SSP: Stowarzyszenie Somelierow Polskich): come funzione, organizza corsi, serate di degustazione, e quante persone riesce a coinvolgere? Che lei sappia questa associazione ha rapporti con altre associazioni di sommelier in altri Paesi?
L’Associazione Sommelier in Polonia non é nata da molto. I corsi non sono del tutto paragonabili ai corsi che facciamo noi presso la nostra Ais, ma i partecipanti sono molto curiosi e le esperienze più grandi le fanno viaggiando. Seguono una specie di “percorso del vino”, girando tutto il mondo. In un certo senso affrontano il corso al contrario, partendo dall’esperienza. Varie ditte vinicole organizzano manifestazioni proponendo i loro prodotti. Ho partecipato a quelle francesi, italiane, spagnole, ed australiane.
Ho avuto modo di conoscere solo un festival del vino chiamato “Jessienna Galeria Win” (la galleria dei vini in autunno) proposto ogni anno dal più grande importatore della Polonia. Si tratta di un’iniziativa di assoluto livello internazionale che propone degli assaggi di vini da una lista (definita la più lunga in Polonia) ed organizzata in modo molto personalizzato e piacevole. A questa bella manifestazione partecipano produttori da ogni parte del mondo. Dalla nascita del festival ho partecipato a tutti gli incontri.
Durante gli ultimi tre anni ho portato il Franciacorta dell’Antica Fratta, nonché lo stesso responsabile di questa bellissima azienda. Oltre a quest’ultima, ci sono tantissime piccole ma sentite attività organizzate dai importatori e produttori, o dai veri appassionati di questo prodotto. Il ruolo giocato dall’informazione sul vino è fondamentale: con essa gli amanti del vino stanno creando una propria cultura del bere, visto che la Polonia, per il suo clima rigido e per le sue tradizioni tipicamente nord-europee, non é mai stato un Paese produttore.

Quali sono oggi i vini più conosciuti in Polonia e quale posto occupano, rispetto ai vini francesi e a quelli del Nuovo Mondo, i vini italiani?

Purtroppo i vini di buona qualità non si trovano ancora nei supermercati, che prevalentemente sono di catene francesi come Auchan, Leclerc, o  Carrefour. Ci sono, ciononostante, delle bellissime enoteche appartenenti agli importatori più in vista, ubicate all’interno di alcuni centri commerciali molto belli. Inoltre sta diventando di gran moda la lunga lista di wine bar molto accoglienti dove ti offrono uno spuntino ed un bicchiere di vino di buona qualità a scelta.
Se qualcosa è di tuo gradimento, puoi addirittura acquistarne un cartone intero. C’é però una grossa differenza tra i consumatori; al primo posto nelle loro preferenze, nel segmento dei vini di buon livello, metterei paesi come l’Ungheria, la Bulgaria, la Spagna, Slovacchia, l’Austria, la Francia, la Germania e poi l’Italia. I vini acquistati in massa ai supermercati provengono maggiormente dal Nuovo Mondo (come il Cile, l’Argentina, o il Sudafrica) e i prezzi si aggirano comunque  intorno ai tre-sei euro.
Direi che l’Italia e la Francia occupano sempre il primo posto nell’acquisto di vini di classe più alta. I prezzi ovviamente variano a seconda di qualità, fama, prestigio, e l’annata del vino. É difficile stabilire con esattezza la fascia del prezzo. Per quanto riguarda i vini francesi essi hanno, fin dall’ inizio, fatto leva sul fatto che tutto il mondo li conosce “a priori”. I vini del Nuovo Mondo si sono affermati per il loro prezzo imbattibile, in rapporto alla qualità, e per il fatto che il consumatore polacco, essendosi fatto avanti di recente, non ha particolari pregiudizi.

Come funziona oggi l’informazione sul vino in Polonia e quale ruolo hanno le varie riviste e vari giornalisti nel guidare l’orientamento dei consumatori e nel far crescere la cultura del vino in Polonia? Ci sono figure chiave e di riferimento e quali sono le testate su carta e su Internet, più indicative?

Rispondo a partire dalle riviste (un tema interamente a sé). Quando sono entrata sul mercato polacco potevo esprimere le mie idee solamente sulle due riviste autorizzate a parlare del vino e a mostrare le bottiglie. Una di queste, “Magazyn Wino” , rimane tutt’ora la prima in assoluto nel campo del vino e ancora oggi é un bimensile gestito da persone di lunga e grande esperienza. Mi hanno sempre stupito - e lo fanno tutt’oggi - per la loro vasta conoscenza di questo settore.
Non immaginavo di incontrare persone come Marek Bienczyk, Tomasz Prange-Barczynski, Wojciech Bonkowski, o Anrdzej Daszkiewicz parlando solamente di questa rivista. Ed altri ancora come Tadeusz Pioro, Mariusz Kapczynski, Lukasz Klesyk, e Mario Crosta (il corrispondente dall’Italia). Senza poi parlare dei manager del campo, come Piotr Kamecki, Robert Mielzynski, Dorota Madejska, Jerzy Kulakowski, o Miroslaw Marczewski.
Grazie a queste persone, e alla loro grande esperienza, si diffonde rapidamente non solo la cognizione di cosa sia il vino, ma anche di come berlo e  apprezzarlo. Cito una frase divertente di Tomasz Prange-Barczynski: “La vita é troppo breve per bere il vino cattivo.” C
i sono poi persone molto appassionate, di professione diversa (come, ad esempio, molti medici), che parlano del ruolo benefico del vino sulle riviste destinate al loro campo professionale. In questa categoria rientrano Jaroslaw Szulc o Elzbieta Dudzinska, fotografa, che ha fatto le più belle foto al mondo delle vigne. Chiudo la lista perché diventerebbe troppo lunga e rimangono tante persone che meriterebbero di farvi parte. Da allora molte altre riviste hanno iniziato ad aprirsi a questo prodotto, magari usando delle ricette come scusa per citare i vini ideali per accompagnarle.
Al momento sono in contatto con tutte le riviste che si dedicano a questo tema come Kuchnia, Sukces, e Swiat Wina. Ad alcune ho suggerito la persona più indicata a consigliare un certo tipo di vino, ad altre ho dato il nome di qualcuno che potesse fornire le giuste informazioni su un certo prodotto. Ovviamente il ruolo di Internet prende sempre più piede in questo settore offrendo, ad un’incredibile rapidità, notizie non solo interessanti ma anche informative riguardo ogni particolare prodotto e la loro provenienza.
Qui potrei citare “Vinisfera” guidata da Mariusz Kapczynski di Cracovia e tantissime altre persone chiave (citate sopra) di Varsavia. Ultimamente “Magazyn Wino”, tradotto sul nostro “Enotime”, é diventato una fonte di informazioni inesauribile.
Quasi dimenticavo il ruolo importante ricoperto dalla radio. Su Radio Pin si parla del vino con uno sfondo musicale. É un’iniziativa di “Magazyn Wino e la conduce di persona il redattore Tomasz Prange-Barczynski. Un altro mezzo di comunicazione non indifferente é ovviamente la Tv. Qui ho citato solamente alcuni esempi altrimenti la risposta alla sua domanda diventerebbe troppo lunga. Ma come ho detto prima, e ci tengo a sottolinearlo, qualche anno fa non era cosi. Dovevo cercare bene dove trasmettere le mie idee o proporre il prodotto.
Mi é sfuggita un’ altra rivista da non sottovalutare: “Rynki alkocholowe”, che però non tratta solo del vino ma degli alcolici generale.

Come definirebbe il gusto e la cultura del vino raggiunti oggi dal consumatore di vino polacco? Che tipo di consumatore é, tradizionalista, curioso, disposto a provare le cose diverse? O preferisce andare sul sicuro e tende a scegliere i vini che maggiormente conosce?
Il consumatore tradizionale si basa sempre sulla sicurezza. L’orientamento fondamentale è sempre il rapporto qualità/prezzo. La Polonia é un mercato nuovo nel settore del vino. Con un popolo di 40 milioni di abitanti, la Polonia possiede le stesse esigenze di qualsiasi altro Paese appartenente al Nord Europa, quindi per farli conoscere e apprezzare in modo giusto, i vini vanno introdotti come é’ stato fatto per i mercato bavarese, belga, danese, etc.. Ovvero facendo leva sull’immagine del vino collegata ai climi temperati, ai cieli azzurri, e alla cucina dei Paesi del Sud Europa. Qui potremmo prendere come esempio quello che ha fatto la Spagna; la loro presenza diretta “sul campo” ha richiesto molti investimenti e molto lavoro, ma le ha permesso di capire che il mercato era grande, vergine, ed in forte espansione.
La curiosità in Polonia non manca ma la tradizione è molto forte. Pertanto proporre un vino nuovo dalle origini, dal metodo e da una regione sconosciuti, non è un’impresa facile. Cosa é cambiato con la crisi economica nel consumo del vino in Polonia? Si sono ridotti i consumi di vino o consumatori si stanno orientando su vini meno costosi? Si può dire che, rispetto a tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, la Polonia abbia sofferto meno la crisi economica iniziata nell’autunno 2008. Basti pensare al fatto che il PIL della Polonia non è mai stato negativo: persino nell’Annus Horribilis 2008 è stato +0,8 %, quando gli altri erano in rosso profondo. Non male per un Paese con la stessa popolazione della Spagna! Perciò il consumo è senz’altro diminuito, ma non in modo drammatico: la crescita continua velocissima anche nel settore del vino..

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano a spiegare ad un consumatore polacco medio la diversità, la particolarità dei vini italiani? Quali sono le cose che i suoi connazionali faticano a capire?

Sinceramente io non ho mai provato difficoltà particolari nel far comprendere alle persone che vivono in Polonia il vino italiano, neppure nei suoi aspetti meno facili. Forse presentando dei vini nuovi, particolari, o di produzione specifica, bisogna aver pazienza a spiegare le diversità tra un vino e l’altro, ma questo avviene ovunque. Il mercato italiano non fa eccezione. Il mio ruolo si é proprio concentrato fin dall’inizio su questo: far conoscere in Polonia, attraverso i giornalisti, certe regioni vinicole e certi vini italiani, in modo da trasmetterne l’immagine e la conoscenza (la cultura insomma).

É quali sono, invece i vini italiani che vengono più facilmente apprezzati?
Secondo me sono sempre quelli dai nomi più noti! Al primo posto metterei il Chianti. Ovviamente, parlando esclusivamente dei vini rossi, conoscono tutti il Brunello o il Valpolicella, l’Amarone, il Nebbiolo, il Nero d’Avola. Poi ovviamente ci sono quelli bianchi del Veneto, del Friuli, e dell’Alto Adige. Inoltre ricoprono un ruolo sempre più importante il Prosecco e i vini bianchi della Sicilia. Invece credo che i vini più difficili da far entrare su quel mercato sono quelli che ho scelto io.
Cominciando dal Franciacorta e, ultimamente, anche il Chiaretto e il Groppello. Generalmente le bollicine o i vini rosé non sono amati perché accompagnati da una sorta di cattiva fama. A parte lo Champagne, tutto quello che conteneva bollicine o era color rosa, era imbevibile.

Quali sono invece gli elementi indispensabili di cui un vino deve disporre per pensare di poter stare da protagonista e con buone probabilità di successo sul mercato del vino polacco di oggi?
Senz’altro la presenza dei produttori e dei Consorzi sul mercato polacco, così da capire che è un posto di grande risorse sulle quali vale la pena investire. Basta prendere come esempio quello che ha fatto e sta facendo la Spagna. Capì che era meglio investire in Polonia che in altri Paesi più piccoli e meno dinamici, o in Paesi dove il mercato era già maturo. Oppure, possiamo fare riferimento a quello che io, nel mio piccolo, ho fatto per il Franciacorta; nonostante fosse praticamente sconosciuto fino a 5-6 anni fa (se non sui cataloghi dei vini internazionali), ora l’elite lo cerca e lo beve nelle Vinoteque più in di Varsavia.

Quando e perché le é venuto in mente di far conoscere il Franciacorta ai polacchi? E perché apprezza così tanto il Franciacorta da essere divenuta quasi un portavoce in terra polacca?

Io ero sicura che mostrando il Franciacorta come territorio, metodo, e prodotto, avevo solo carte buone in mano. Non fu per nulla facile. Sia i vecchi amici che quelli nuovi mi mettevano in guardia con grande preoccupazione: “ Sai che in Polonia va il vino rosso?” Le bollicine non avevano una buona fama a causa della cattiva immagine mutuata dai Paesi del blocco dell’Est. Mi misi dunque al lavoro.  Non solo per demolire questo brutto muro, ma anche per dimostrare che lo Champagne non era l’unico vino degno di rispetto.
Ovviamente non avevo previsto la grande concorrenza degli spagnoli: il Cava é ovunque ti giri. I tendaggi lungo le vie più storiche, dove ristoranti, caffè, e bar aprono angoli all’aperto in estate (il periodo migliore per quel clima cosi rigido), portano la grossa scritta “Cava”.  
I prezzi sono un terzo rispetto a quelli dei nostri vini di Franciacorta. La gente ancora non sa distinguere bene questi prodotti. Soprattutto non conosce la differenza tra Prosecco, Cava, Franciacorta (dopo aver imparato che é un vino) e Champagne. Si orizzonta meglio sui vini rossi. Non vorrei ripetermi ma mi é sempre piaciuto lo Champagne. Un vino con tante qualità, a partire dall’adattabilità. Lo puoi bere da solo o accompagnato ai pasti; inoltre é il simbolo degli eventi allegri da festeggiare. Non mi ha mai deluso nonostante non fossi abituata a bere il vino.
Quando venni ad abitare in Italia, mi portai dietro la barca a vela e la sistemai sul lago d’Iseo. Facendo continuamente avanti e indietro con Bergamo, mi fermavo spesso a guardare le vigne che si trovavano lungo il percorso. La curiosità prese il sopravvento e mi avvicinai pian piano alle cantine. Ho trovato i vini da me preferiti quasi sotto casa mia!
Ovviamente cominciai ad interessarmi sempre di più ed iniziai a coinvolgere alcuni miei amici che venivano in visita dall’Austria, dalla Germania e dalla Svizzera (dove acquistavano il Franciacorta). Notai il loro entusiasmo quando mi accorsi che regolarmente tornavano a fare la scorta. Cosi ho pensato (dopo aver notato che in Polonia fosse ancora sconosciuto): perché non far conoscere il Franciacorta al mio paese d’origine?
La passione e l’entusiasmo si trasformarono in un’attività’ con il nome “Elle Wines”. Non mi aspettavo assolutamente di trovare tutte le difficoltà che ha riscontrato questo vino e dovetti lavorare sodo per divulgare il nome, la regione, ed anche il metodo. Mi aiutò moltissimo il corso presso l’A.I.S. Non é possibile improvvisare se non si posseggono delle basi solide sul campo. Tutto questo fu apprezzato molto dalle persone che vedevano quanto mi dessi da fare e di conseguenza riuscii ad incuriosirle ed infine a convincerle che il prodotto doveva essere assolutamente valido.

Parliamo della ristorazione e dei costi dei vini al ristorante: Quanto costa mediamente una buona bottiglia di vino e quale rapporto ha questo prezzo Con quello che guadagna mediamente un polacco? Il vino al bicchiere al ristorante é una rarità o prassi normale?
Per fortuna in ogni ristorante, bar, ed enoteca si può ordinare il vino al bicchiere. Questo anche per via della legge severissima per le persone che devono guidare che impone un limite fortissimo nel bere. Inoltre non tutti potrebbero permettersi di ordinare una bottiglia intera. Una bottiglia di Franciacorta (Brut) dall’importatore che gestisce anche un ristorante,  costa all’incirca 100 Pln ma in un ristorante (che non importa direttamente) di buona qualità puo costare anche il doppio. Mentre lo stipendio medio di un operaio è di 1600 Pln al mese.

Giudica sufficiente la conoscenza che si ha oggi in Polonia dei vini italiani? Cosa potrebbero fare aziende, Consorzi, Enti pubblici, importatori, per far conoscere meglio e promuovere con più efficacia i vini italiani? Ci sono esempi di Paesi produttori che hanno realizzato un opera di comunicazione-informazione-promozione dei loro vini a tuo avviso efficace?
Credo sinceramente che non potrebbe farmi domanda migliore… Se avessi tempo sufficiente scriverei un libro-guida su cosa bisognerebbe fare per entrare con successo su questo mercato. Se ci sono riuscita io, pur essendo una persona qualunque con una grande passione per il vino, può immaginare cosa potrebbero fare i Consorzi, gli Enti pubblici, ed i produttori di una certa dimensione. Purtroppo ho imparato tutto con la mia esperienza, a volte molto dura.
Ho lavorato sodo facendo viaggi in condizioni atmosferiche rigidissime. Quest’anno, per esempio, ho dovuto anche imparare a proteggere il mio lavoro dalle persone che solo perché trovavano la strada già spianata, tentavano di sorpassarmi.  Ho dovuto accettare questo fatto, altrimenti sarei stata costretta a mollare il tutto. Inoltre non mi andava, dopo aver percorso la strada più difficile, di lasciare  tutto in pasto agli “squali”. Per quanto riguarda il vino italiano, é sempre stato tra quelli più conosciuti.
Questo grazie al turismo e anche al clima mite e temperato, dunque ideale per programmare una vacanza che faccia coincidere relax e cultura. Ma anche per un legame che, dai tempi lontani, ha unito questi due Paesi. É raro trovare un polacco che almeno una volta non abbia visitato l’Italia. Non c’era un pittore, uno scultore (incluso mio nonno), un musicista, o uno scienziato (come Mikolaj Kopernik che ha studiato a Ferrara) che non fosse stato ispirato dall’enorme cultura e ricchezza dell’Italia.
Senza contare l’influenza del cibo italiano! La Bona Sforza, sposando il re polacco Sigismondo III, ha portato dal proprio Paese tutte le verdure che allora mancavano in Polonia. Non esiste un piatto in qualsiasi ristorante, trattoria o bar che non abbia origini Italiane (anche se, a volte, sono cosi lontane che gli stessi Polacchi pensano credono di esserne gli inventori). Un esempio banale é il tiramisù. Le aziende italiane purtroppo non investono. Non capiscono che hanno un mercato grande a portata di mano; preferiscono invece fare viaggi lunghi e costosi oltre l’oceano per sentirsi realizzati. Semplicemente non sono presenti, non lo ritengono interessante. Non lo conoscono.
Quasi tutti i produttori che ho scelto per portare il loro prodotto in Polonia, mi hanno confessato che non hanno preso in considerazione questo mercato. Sono stata sempre io a scegliere. Questo purtroppo spesso a mio svantaggio. Perché prima ho dovuto convincere il produttore a credere in quel mercato; poi per i prezzi, assolutamente non competitivi. Cito di nuovo  l’esempio della Spagna, che invece ha capito al volo che il futuro non é necessario cercarlo lontano!

Quali errori a suo avviso fanno oggi le aziende italiane di vino e i Consorzi nell’approcciare il mercato polacco?
C’è una quota di conoscenze che fa parte del mio piccolo segreto professionale, acquisito in anni di lavoro ed esperienza. Aggiungo solo una cosa, che reputo importantissima: bisogna invitare le persone che sapranno apprezzare le zone di produzione e le cantine, e fargli capire come nascono certi vini. Loro saranno i migliori portavoce.

Cosa sono gli aspetti che maggiormente la appassionano nei vini italiani e quali sono le zone di produzione ed i suoi vini preferiti?
Non tutti i vini italiani sono i miei preferiti, ma l’Italia, per la sua posizione geografica, può soddisfare ogni esigenza del palato. I vini che preferisco vengono prodotti non lontano dal luogo dove abito. Purtroppo però non sono visti con entusiasmo in Polonia. Ovviamente apprezzo tanti altri vini, anche prodotti da aziende lontane. Quelli di Sicilia o Sardegna, tanto per cominciare. Non é solo il gusto che prendo in considerazione per giudicare un vino, ma anche il modo in cui é stato fatto e se i produttori sono persone delle quali mi fido e che rispetto. Ultimamente ho scelto una gamma di vini di totalmente sconosciuta in Polonia: il Lugana, il Chiaretto ed il Groppello del Garda.
All’inizio del mese scorso il primo importatore di questi vini ha organizzato una degustazione nel periodo in cui io ero presente. Per me è stata una bellissima esperienza e una grande soddisfazione, anche se ho lavorato per tante ore gestendo il tavolo con i vini che ho introdotto (perdendo alla fine anche la voce). Pochissime persone volevano assaggiare il Chiaretto. Nessuno era convinto che un vino di questo colore potesse essere tanto buono. Quando finalmente li convincevo a superare questo pregiudizio, non solo non eliminavano il vino, ma tornavano per riassaggiarlo dicendo: “Ma un rosé può essere cosi buono?”

Pensa che il consumatore polacco preferisca vini espressione di vitigni internazionali che meglio conosce o che sia portato ad accettare anche vini espressione di vitigni autoctoni
Il Polacco medio ha gusto flessibile ed è disposto a gustare nuovi vini purché di buona qualità e prezzo. Solo una certa fascia di amanti del vino è sempre alla ricerca e alla scoperta dei vini particolari, come quelli dei vitigni autoctoni.

Se dovesse scommettere sul futuro successo di un vino italiano in Polonia ed indicare quella che a suo avviso é la “next bigthing” vinosa, su quale vino punterebbe?
Per il tipo di clima e il tipo di cucina tipica del Nord che domina gran parte dell’anno, la preferenza sarà  senza dubbio sempre per un vino rosso adatto ad accompagnare questi piatti. The next big thing é tutta da vedere.

Come vede il futuro del consumo del vino in Polonia?

Con grande ottimismo. La cosa che più conferma il fatto che in Polonia si berrà sempre più il vino é la nascita, con grande entusiasmo, dei produttori locali! Nascono ovunque, ne conosco alcuni anche vicino a Varsavia. Ci sono già le prime bottiglie e anche se la produzione non é ancora a livello sufficientemente soddisfacente, si prevedono delle grosse sorprese tra qualche anno. Ripeto: la Polonia é un Paese dinamico con grandi risorse.
Ormai non mi sorprende più nulla. Infatti, tutte le volte che ci vado, mi perdo per le continue modifiche alle strade e per le nuove costruzioni che sembrano non finire mai. Viaggiare con il navigatore è l’unica cosa che mi fa risparmiare tempo.

Intervista a cura di Franco Ziliani

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)