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venerdì 12 gennaio 2018 15:00:00

Donald Trump ama il vino rosso italiano? Le 720 casse da sei (4320 bottiglie), da poco ordinate dalla Casa Bianca, farebbero pensare di sì; l’antonomastico amore del Presidente per la Diet Coke lascerebbe propendere per il no. Intanto, i fornitori si godono il magico momento. Sono pugliesi: si chiamano  Nicola Chiaromonte  e Paolo Montanaro, soci di Tenute Chiaromonte, una cantina con sede ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari.  Il colpaccio l’ha segnato l’importatore statunitense della cantina, presente ad una serata di degustazione a Los Angeles: «fra i buyers presenti c’era anche un emissario della Casa Bianca che il giorno dopo ha commissionato 700 casse dei nostri Primitivi, per l’esattezza 720», racconta Nicola Chiaromonte a Repubblica.

Dieci premi e una campagna pubblicitaria martellante non avrebbero potuto eguagliare il ritorno di questa serata fortunata.  Delle due etichette partite alla volta di Washington, Nicola spera che giunga al tavolo del Presidente almeno quella di cui va più orgoglioso: il Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto, Primitivo Gioia del Colle DOC; un’edizione di nicchia, ottenuta da vecchie vigne allevate ad alberello. Il secondo, un Primitivo Puglia IGT, si chiama il Mascherone, un nome che già promette faville di ironia sul web, considerato l’aspetto del privilegiato destinatario della bottiglia, ancora claudicante per i colpi assestati dal  libro di Michael Wolff, tra cui le grottesche rivelazioni della figlia sul segreto della propria chioma color biondo gatto.

Alcuni, però, stemperano l’entusiasmo: al 1660 della Pennsylvania Avenue quel vino arriverà, certo, ma tra una cena di gala e una riunione dello staff sarà forse il Presidente l’unico a non a berlo. L’uomo da 2.340 calorie a pasto, abituato a sventare gli avvelenamenti entrando nel primo McDonald’s disponibile, libero così di suicidarsi a colpi di trigliceridi, potrebbe non apprezzare quel calice di vino italiano, così diverso dal milkshake a cui – dicono – sembra assai affezionato. Eppure Trump da qualche anno vanta persino una tenuta vinicola di proprietà, la – manco a dirlo – Trump Winery, in Virginia. Assai stimata per la produzione di vini spumanti,  adombrata da polemiche sull’acquisto, la tenuta sembra essere già passata al figlio Eric. Sulla home del sito campeggiano stridenti le massime di un presidente assai più stimato: Thomas Jefferson (1743 – 1826). Il terzo presidente degli Stati Uniti, al contrario di Trump, di vino se ne intendeva eccome. Lo testimonia il “Lafitte 1787” (così recita la bottiglia) acquistato nei panni di ambasciatore statunitense in Francia, sopravvissuto fino ad oggi e comprato da Christopher Forbes per 160.000 dollari nel 1985. Più di due secoli di vino; forse non più bevibile ma per fortuna più longevo di alcuni mandati presidenziali. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)