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venerdì 12 gennaio 2018 10:00:00

Una ricerca pubblicata dal BMJ Journal apre un curiosissimo scenario nell’intreccio tra alcol ed emozioni. Lo studio si basa chiaramente sulla riconosciuta affidabilità dell’alcol, assunto in dosi di uso e non di abuso, a influenzare i flussi emozionali dell’uomo, e si è interrogato su una questione più specifica: dipende solo dal contenuto etilico, oppure quell’alcol può abbinarsi al drink? Non è stato facile riuscire a combinare un setting di affidabilità d’inchiesta, quindi per spalmare le risposte in modo equilibrato  si sono affidati a questionari espressi in undici lingue e diversi paesi, e il periodo di indagine s’è sviluppato per tre mesi. L’aspetto interessante della ricerca è di aver segmentato la forza alcolica di intervenire sulle emozioni in due diversi feeling, uno positivo e l’altro negativo.

Per rispondere alle domande sono stati selezionati i consumatori che, consapevolmente, sorseggiano ogni tipo di alcol, per comprendere quale sia la molla alcolica che attiva l’emozione. Lo studio non è stato prodotto per spingere il consumo dell’alcol, ma per cercare di penetrare dentro quei meccanismi che direttamente o indirettamente generano gli effetti più negativi, incluso decessi e infortuni, passando per i comportamenti antisociali e violenti. La risposta a questi interrogativi passa certamente attraverso un eccessivo consumo, che è di facile lettura e non necessita di strategici approfondimenti, perché cause e concause sono più o meno note; diverso è il discorso dei consumatori equilibratamente regolari e quindi non dipendenti dalle bevande con alcol, anche quelle a bassa gradazione. L’interesse è rivolto alla quantità di assorbimento d’alcol non in grado di danneggiare la salute, ma capaci di svegliare le emozioni.

Le emozioni negative attivate dall’alcol sono la stanchezza, l’irrequietezza, l’aggressività e tristezza. Lo stimolo emozionale verso l’aggressività è maggiore con i distillati e quasi inesistente sorbendo vino rosso e bianco (10 volte meno rispetto al distillato); invece la sensazione di tristezza vede attivissimo nell’attivarla il distillato e il vino rosso, mentre birra e vino bianco la stimolano per circa il 50% in meno. L’effetto emozionale della stanchezza (anche mentale) è appannaggio del vino rosso, seguito dalla birra, dal vino bianco, poi dal distillato. Gli effetti emozionali positivi presi in esame sono stati l’apporto di energia, la sicurezza di sé, la disinvoltura e la sensualità sessuale. L’energia è attivata in modo migliore dal distillato, seguito dalla birra, poi il vino bianco e il rosso. La sicurezza di sé è alimentata dal distillato, poi birra e paritariamente dal vino rosso e dal bianco. In fatto di disinvoltura emozionale è il vino rosso che sale sul gradino più alto, seguito dalla birra, poi il vino bianco e il distillato. L’emozionalità della sensualità sessuale ha un feeling migliore con il distillato, i vini sono poco distanti, la birra va un po’ di traverso.

In ultima analisi il più grande feeling emozionale dell’alcol si rivolge all’aggressività, per cui l’attenzione deve essere anche rivolta verso l’eventuale mix tra bevande, ed è l’uomo piuttosto che la donna a diventare più aggressivo, e se a ciò si aggiunge qualcosa come una danza in discoteca o qualche intrusione di sostanze illegali, il disordine complessivo da uso di alcol sarà notevolmente alimentato. In pratica per attenuare le intemperie delle eccessività emozionali, positive o negative, si dovrebbe intervenire sulla causa che le alimenta, che le attiva nella persona, non nel repentino taglio della sorgente alcolica, perché quella se ben dosata è incapace di nuocere a fondo. Infatti, c’è un bizzarro e ironico aneddoto tra gli anglofoni: “la tequila normalmente ti prepara a una notte piuttosto buona”. Ça va sans dire!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)