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venerdì 26 aprile 2013 11:15:00

Chasselas, Gutedel, Fendant, tre nomi per un vitigno. Se dovessimo sommare l’appeal dei tre nomi passando dalla Francia alla Svizzera, attraversando la Germania, troveremmo pochi degustatori pronti a scommettere sull’alto valore qualitativo di quest’uva.

Nella regione del Valais, siamo in Svizzera, questa nomea poco nobile sembra essersi avviata sulla via della redenzione qualitativa.

Qui le condizioni di coltivazione sono veramente quasi estreme, però la valle del Valias beneficia del vento caldo phon (favonio in italiano). È un vento di caduta, tipico delle regioni alpine, ed è secco e caldo, che mantiene nella valle un clima alquanto mite e secco, anche considerando l’altitudine, che ha picchi fino a 760 metri s/l/m ed è aggredita dalla catena delle Alpi.

Il Valais rappresenta ormai il 40% della coltivazione di uva della nazione Svizzera e trova nell’uva Fendant (chasselas) la regina di quelle a bacca bianca (il Pinot noir lo è per il rosso).

La curiosità è tanta di fronte a un calice di Fendant de Sierre 2010 Aoc Valais, Domaine Rouvinez.

Premesso che si tratta di un Fendant, non ci aspettiamo un’esagonalità qualitativa, ma una semplicità golosa nella beva.

Il colore è molto brillante, seppur giallo paglierino trattiene con nobile onore una nuances verdolina.  Ben espressa è invece la nota olfattiva amaricante, di fiore di vigna, di fiore di sambuco, di mallo di noce, di foglia di tiglio, di scorza di lime, e a chiudere una stuzzicante mineralità, anticipatrice di freschezza gustativa, di pietra focaia e di silex.

Al palato la freschezza esplode in tutta la sua vivacissima semplicità, e va subito all’attacco delle papille per segnalare la decisa e resistente personalità.

Però questa freschezza non rende pesante le durezze, ma si lascia ammaliare dalle contaminazione fruttate, di mela verde freschissima, in questo modo si compone un gusto dalla struttura leggera, briosa, golosamente bevibile.

La vinificazione si è svolta tutta in acciaio, anche con contatto con le fecce fini, ciò ha determinato quella sufficiente complessità che manca nelle versioni tedesche.  Non avrà nemmeno un medio potenziale di affinamento, entro i quattro anni dalla vendemmia va consumato, magari con il pesce d’acqua dolce, oppure come accade in Svizzera con la “raclette”.

In fin dei conti si tratta di un vino molto gradevole, un’interpretazione del vitigno ben eseguita, senza fronzoli, senza paroloni di accompagnamento, ma un semplice fendente a tagliare un gusto molto rinfrescante e poco amaricante… e scusate se è poco!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)