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venerdì 16 giugno 2017 15:00:00

Il territorio di Vézelay, siamo nello Yonne, e dei suoi dintorni offre al visitatore un panorama paesaggistico straordinario, dove la naturalità la fa da padrona in ogni dove.

Dall’alto della collina del paese (500 abitanti), dove è insediata la Basilica che custodisce le reliquie di Maria Maddalena, la vista è spettacolare e l’occhio si disperde tra vallate, foreste, laghi, coltivazioni foraggere e quadrati di vigneti, il tutto incastonato nell’imponente maestosità della Foresta del Morvan e del suo parco.

Da poco ai vignaioli presenti è stato riconosciuto il passaggio dall’appellazione Bourgogne Vézelay a quella più identitaria di AOC Vézelay.

Questo cuneo di terra un po’ residuale rispetto alla Borgogna storica, anche se un po’ sforzato e spinto a ovest dallo Chablis, vede da una centinaia di anni radicata una tradizione vitivinicola in versione bianco molto gradita. L’AOC Vézelay occupa solo una superficie di 90 ha, dove una venticinquina di coltivatori fanno vigna e vino, e dieci di loro apportano uva alla cooperativa.

AOC Vézelay è prodotto solo con uva chardonnay in versione secca, ha una densità di piantagione alquanto elevata e nel rispetto della trazione con 6400 ceppi/ha, il taglio è rigorosamente guyot. Il sistema di vinificazione privilegia l’uso della acciaio, in caso di legno si usano botti, ma non nuove. Deve arrivare sul mercato dopo il 1° di marzo successivo alla raccolta. Le vigne si estendono su entrambe le vallate del fiume Cure, la parte destra vede suoli marnosi e calcari, quella sinistra marne e argille. Per quanto riguarda la conduzione delle vigne, 1/3 sono  coltivate in regime biologico.

Il profilo organolettico del vino è segnato da un profumo che miscela il fruttato, quasi sempre più spiccato nei toni della mela renetta, nella pera cotogna e nella pesca bianca, a seguire un tocco floreale, specialmente biancospino e iris bianco, poi dei lievi sentori erbacei con tono mentolato, versione verbena e melissa, saltuariamente offre spunti minerali. Al gusto la parte fresca da acidità è dominante nei primi mesi di bottiglia, tanto da creare dei leggeri toni amaricanti, di mandorla bianca, non ha nel suo DNA la mineralità della Côte o la sapidità dello Chablis, sta quasi in mezzo al guado e pizzica un po’ da una parte e dall’altra, senza che quell’assorbimento diventi costruttivo per la sua struttura. È un vino dalla beva medio veloce, di norma entro i tre anni. In tavola preferisce accompagnare i prodotti della vicina foresta del Morvan, come il Potage du Morvan, fatto con cavolo, patate e tocchetti croccanti di lardo; oppure la Soupe aux beursaudes, con acqua bollente, pane e tranche ben saporite di fette di rigatino. Bene anche con il Jambon persillé e la mitica Andouillette à la sauce vézelienne. Nel caso di pesce risulta ottimale con la Pôchouse de truites, trote in guazzetto con patate, il tutto cotto nel vino bianco.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)