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venerdì 20 febbraio 2015 16:15:00

Ehilà, sgombrate il campo da pensieracci vari e ricordi poco politicamente corretti, si tratta di un vino vero (non verro), un sangiovese molto saporito e ciccioso, come la carne rosa del maiale podolico.

Colle Spinello è una piccola azienda, nata qualche anno prima del 2000, dedicatasi da subito alla produzione di vino rosso, coniugando vitigni come il sangiovese e l’alicante – tipici della zona – con qualcosa di non morelliniano come il merlot e il montepulciano.

Di Colle Spinello si sa che la proprietà è di Alberto e Arnoldo Avosani, stanno con le radici a Poggio Spinello Pomonte, a tre tiri di schioppo da Scansano, e l’azienda è conosciuta come La Birga. Tutto il resto è avvolto nella piena riservatezza enologica, come affogato nelle acque del vicino fiume Albenga. Per anni nel territorio ci fu un combattimento tra il settore minerario e quello agricolo (bestiame inclusi); la battaglia fu vinta nel 1975 quando costruirono la Cantina Sociale per produrre il “Morellino di Scansano”.

Ci fu un periodo, tra il 1990 e il 2000,  in cui il Morellino imperversò in lungo e in largo per la penisola, poi quel boom c’è sboommizzato e ora gran parte di quell’appeal è restato nell’alone dei ricordi. Questo Morellino di Scansano 2011, Vino da Maiali, Colle Spinello, sembra rinverdire quei fasti di immediatezza fruttata e di freschezza per cui fu in auge massima qualche decennio fa.

Di certo Vino da Maiali è un vino che non si lascia addormentare dal suo potente titolo alcolometrico, 15%, e questo dà un po’ di stupore se confrontato con la Linea Maginot della morbidezza che qualche top producer s’è costruito: che sia un occhio ancora strizzato al new world?

Con Vino da Maiali 2013, si accoppia quell’esigenza – mutevole – d’un gusto che vuole corroborarsi in effetto calore, con una stringente acidulità tannicheggiante, come a creare un neologismo gusto olfattivo, che sprigiona e illumina le papille del palato con un succo di vibrante corniola e di matura marasca, poi l’odore si incunea nelle narici e accarezza le ciglia olfattive di fiori rosa, fiori di pesco (Battisti docet). Piace di questo vino l’immediatezza di beva che attira e attrae il cervelletto e lo stimola nelle attività fasiche riflesse, innescando insieme un segno di eccitamento e di inibizione verso il suo gusto… che devi smettere di bere sennò son dolori se ci ferma la madama.

Per via del suo colore acceso di vermiglio, per quel gusto sgrassante e rinfrescante, un po’ lampone, chicco di melograno e ribes rosso, è una vera pacchia servirlo sulle bistecchine di maiale, sulla rosticciana, sui fagioli con le cotiche… e chi più maiale ne ha… più ne metta. Salute! Bel vino!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)