giovedì 21 luglio 2016 16:30:00

Vuoi acquistare un vino eccentrico, non usuale, magari proveniente da un terroir unico e bizzarro? Ti andrebbe un vino che si abbini con il tuo umore un po’ depresso per il tonfo in borsa o per la fine di un feeling amoroso? Ebbene, hai bisogno di un sommelier! Sì! Ma se il sommelier non l’ho a portata di mano? Soluzione numero 2, una bella applicazione algoritmica. È questa l’innovazione che va prendendo campo per scegliersi il vino e scaturisce da un’applicazione di un club on-line del vino, di Los Angeles, messa a disposizione dei soci. Per ora la cosa è ancora molto semplice, il programma chiede di rispondere ad alcune domande per inquadrare il  profilo di gusto e degustativo in modo da poter suggerire quali tipologie di vino possono essere ottimali per la voglia di degustare.

Per ora siamo al semplice-semplice, ma i venti dell’invenzione già soffiano su un qualcosa di più articolato e permeato, oltre che nel gusto del consumatore, anche nella psicologia e nell’umore.

Una volta definita e memorizzata la griglia del gusto della persona, del tipo: ti piace mangiare salato o speziato? Preferisci carne o pesce? Quanto gradisci il gusto amaricante o acidulo? Zuppa cinese o giapponese? Fritto o griglia? E così via, in modo da avere una scacchiera variegata del gusto personale. Poi in base alla data di nascita il programma potrà, calcolando il bioritmo, stabilire se si è nell’ascensionalità fisica, intellettiva o emotiva, se stiamo scaricando energia (allora magari ci vorrà CO2) o se la rigeneriamo (magari ci vorrà del Barbaresco maturo), se si è in un giorno critico magari di vorrà un vino liquoroso, mentre in quelli semi critici un bianco affinato in barrique potrebbe essere rilassante.

Stiamo imboccando questa strada? Sembra affermativo! Li vediamo già, spippolare sullo smartphone di turno, davanti a uno scaffale di enoteca o nella GD attrezzata, in cerca di un sensuale Colli Orientali del Friuli Picolit, perché nel segnalare il proprio status umorale quotidiano il flag è stato fissato nella casella della giornata psicologicamente turbolenta.

Abbiamo detto… già li vediamo spippolare. Al sommelier questo non accadrà, semplicemente perché non si farà suggerire da un software comandato da chips e da cloud, ma farà lavorare i neuroni e le sinapsi elettrizzati dalla dinamo della conoscenza del vino. Per ora una parte è ancora fantascienza, però un po’ della “fanta” sta quasi per iniziare a dissolversi. Aiutooo!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)