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martedì 27 settembre 2016 16:30:00

La storia dell’esplorazione dello spazio è stata negli anni della guerra fredda un pallino di fuoco tra USA e URSS, ognuna intenta a prevalere sull’altra senza guardare nemmeno tanto per il sottile.

I primi esseri viventi che furono inviati nello spazio ebbero fortune contrastanti. La sorte peggiore toccò al cane Laika, che si ritrovò in orbita dentro lo Sputnik 2 il 3 novembre del 1957, perendo dopo poche ore. Nello spazio s’è anche ritrovata una tartaruga, era il 1968, tornò a terra illesa. Esperienze del genere le hanno avute i gatti e gli scimpanzé. Anche il mondo enologico ha avuto esperienze spaziali, tra cui un vitigno cabernet sauvignon della vigna di Sassicaia e successivamente una bottiglia. In quegli anni non ci fu molto clamore, invece in questo mese di settembre la notizia del lancio di vitigni nello spazio sta facendo il giro del mondo.

È la Cina, con il suo laboratorio Tiangong-2, ad aver attrezzato uno spazio impiantato a merlot, pinot nero e cabernet sauvignon in modo da osservarne le reazioni in condizione oltre l’estremità dell’estremo. Perché questo esperimento?  Semplicemente perché la Cina vuole crescere nel vino nonostante la situazione di terreni con poca attitudine alla vite e temperature oltre il polare (anche 30 sotto zero), come avviene nella regione del Ningxia, dove in inverno le viti devono essere sepolte per ovviare al loro martirio di ghiaccio, e in estate trovano solo siccità prolungata. Anche gli altri terroir scelti sono comunque problematici, si parla infatti del deserto dei Gobi e delle colline della pianura del Tibet.

Gli scienziati vogliono verificare se l’esposizione alle radiazioni presenti nello spazio siano in grado di innescare dei processi di modificazione genetica, e magari sviluppare (sperar non nuoce) forme di resistenza alla siccità, ai virus e al freddo “siderale”. Considerazione finale: già dobbiamo combattere/coabitare con gli OGM, speriamo di evitare gli OSM (organismi spazialmente modificati). Mah!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)