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giovedì 18 settembre 2014 17:00:00

Vino fine di Grignolino”, così si esprime nei momenti più magici della degustazione il sommelier Mauro Carosso, orgoglio ed equità di piemontesità in stile Sabaudo/Savoiardo.

Tutta la qualità del vino Grignolino sta nella completezza della parola (aggettivo) fine.

Fine per il vino Grignolino non è una contrapposizione qualitativa, né una concretizzazione gerarchica, è semplicemente l’essere frommiano.

Quindi c’è una valenza personalizzante nel carattere di questo vino, un carattere ostile e combattivo verso la potenza, la muscolarità e la palestrizzazione da barrique nuove e ben tostate: anarchico e individualista lo definì qualcuno, con un tannino testardo disse qualcun altro.

Noi che ignoravano quel significato abbiamo vissuto per anni invasi da una dose di inconcretezza enologica, pensandolo – quel Grignolino – come un vinello da immolare sulla via dei grandi blasonati e delle corazzate tanniche. Anche l’etimologia del nome gli remava contro, scaturendo da grignola, ovvero vinaccioli di cui l’acino ne è ricco.

Ed è forse nel gioco e nel girotondo dei tannini che circolano tra buccia e grignola che il vino Grignolino può farsi sopraffino. Quei tannini costituiti da catechine poco polimerizzate hanno energica astringenza che può conferire ruvidezza e secchezza se l’acino non è ben maturo. Ma quando il meglio del sole vi penetra, il Grignolino gioisce nell’allungarsi la vita, e quel tannino diventa un elisir che conferisce al vino un modellante e sottilissimo strato di corpo e armonia, una vellutatezza senza pari, una liquidità alcolica e voluminosa sinuosamente armoniosa.

Infine lo scoprimmo il Grignolino, era quello di Giulio Accornero, il Bricco del Bosco Vigne Vecchie della vendemmia 2007: chiaramente la doc è Grignolino del Monferrato Casalese.

Gli appunti di degustazione ci segnalano la data del 5 settembre 2012. Colore pastellato di un rosso invidioso di non poter essere rosato, una massa colorante esile e trasparente, a cui la sosta in barrique non ha fissato alcun antociano. Una danza in un frutteto è l’ouverture olfattiva, dalle movenze odorose esili e leggiadre, in punta di piedi piroettano piccoli frutti rossi di sottobosco sollevati nell’aere da glicine, iris e violetta; sembrano in una serra in cui ribolle un fresco sottofondo di terra rossa e humus.

Straordinaria è la voluminosità liquida, la cui combinazione di consistenza alcolico/tannica imprime una tessitura gustativa premiante in un effetto morbidezza ben ravvivato da elettrica tannicità. L’effetto coagulante della saliva è ben fluido, niente traspare in spigolosità e quadrettatura acida; l’atto del masticare resta impressionato dalla leggerissima stratificazione del corpo e incredulo per l’interminabile persistenza. Non ci chiedemmo se tutti i grignolino fossero così, ne cogliemmo l’attimo, il resto sarà giudicato dal tempo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)