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venerdì 30 maggio 2014 11:30:00

Attirò una certa attenzione qualche anno fa. Addirittura negli States, nelle città più trendy e fashioned per il consumo del vino, come New York, ebbe un vero e proprio boom, tanto che non c’era sommelier che non lo infilasse in qualche flight o lo destinasse alla proposta wine by the glass. Poi all’improvviso è come “evaporato in una nuvola rossa, in una delle molte feritoie della notte”, e da quella notte un’ombra di silenzio sembra averlo avvolto: il silenzio di una stella cadente.

Già aveva faticato a uscire dalla nomea che si era fatto dopo anni di coltivazione forzata con il sistema Lenz Moser’s, da cui il Grüner Veltliner era obbligato a figliare così tanti grappoli che ne usciva un vino desolatamente spostato sul gusto di un’acqua acidulata con lime e limone. Quando il sistema LM perse di interesse e il pubblico cercò un vino che fosse tale, anche il Grüner Veltliner cambiò forma organolettica e nel rinnovarsi si accorsero che quest’uva autoctona, incrocio naturale tra Traminer e St. Georgen, poteva dare molto di più.

L’uva, chiamata anche Weissgipfer, si adatta a molti tipi di suolo, non teme il freddo e produce facilmente in abbondanza, assicurando un’acidità dal sapore comunque gradevole.

Quando la misero a dieta e la fecero maturare al meglio, l’uva ricambiò con un vino molto saporito in acidità, con profumi  variegatamente agrumati, dalla buccia di limone, al pompelmo, dalla pesca bianca al lemongrass. Ma può acquisire anche altre complessità, offrendo sfumature di frutta tropicale, oppure di un rinfrescane effetto vegetale, di foglie fresche di sedano, di asparagi verdi. Ha anche uno spunto speziato, di pepe bianco.

L’acidità crea invece una freschezza refrigerante, in piena esuberanza citrica nel primo segmento gusto olfattivo, poi la media consistenza del liquido è insaporito dalla sapidità e chiude con un finale lungamente, ma delicatamente, marcato dal sapore e dall’aroma di un succo di limone ben maturo.

Per dare un senso al discorso espressivo abbiamo degustato alcuni Grüner Veltliner ottenuti da singoli vigneti. La zona è Wachau e l’azienda è una cooperativa: Domäne Wachau.

Dalla vendemmia 2013 abbiamo degustato i vini dai vigneti: Kollmitz, Kaiserberg e Loibenberg.

Kollmitz Grüner Veltliner 2013 ha colore super luccicante, d’un verdolino che sta tingendosi di paglierino. Ha un’iniziale distraente nota di fiore delle vite all’olfatto, poi incursioni di mela renetta e pera, con contorno agli agrumi e poi leggermente pepato. Buono l’impatto gustativo e la proiezione tattile, ha una densa trama fresco/sapida e un finale refrigerante.

Kaiserberg Grüner Veltliner 2013. Potremmo dire che ha un tono paglierino più marcato nell’appropriarsi della dominante tinta verdolina. Ha profumo intenso con slancio sfumato di mela (golden?) e pera, un tenue spunto di noce fresca, anche di foglia di noce. La sponda speziata è firmata anice stellato. Al gusto c’è una piccola smussatura nella freschezza che lascia alla sapidità il compito di rifinire la buona struttura corporea, il finale è saturato con delicatezza dal flavor di mango e frutta esotica.

Loibenberg Grüner Veltliner 2013. Questo è uno dai grand cru dell’Austria. C’è un riflesso diamantino nella luccicante dimensione cromatica del giallo verdolino. Il profumo ha un’anima riesling renano per l’effetto minerale fumé, un’affinità con il traminer perché la parte tropicale s’accosta anche al sentore del litchi e un po’ di sauvignon per la complementarietà foglia di basilico. L’onda liquida del vino sembra un’onda marina, la sua acidità dà l’impressione di una percezione salina (che è diverso da salata), le papille vibrano come spruzzate di pepe bianco  e da un non maturo sapore di croccante mela verde. Il finale è lungo con ritorno retro olfattivo di frutta tropicale.

Che dire? È stata una caccia che ha dato i propri frutti degustativi! Abbiamo ritrovato il Grüner Veltliner più in forma che mai, più performante nelle sue caratterialità olfattive e gustative, con un’idea d’evoluzione superiore a quella di qualche anno fa. Adesso non resta altro che ritrovarlo presente nelle liste dei vini, se non altro per ringiovanire l’offerta e gettare un occhio oltre il nuovo confine.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)