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venerdì 11 maggio 2018 08:30:00

L’annuale conferenza dell’Industria del Vino, la XVIII, si è tenuta alla Sonoma State University alla fine di Aprile. È stata l’occasione di dibattere su vari aspetti del mercato del vino statunitense, peraltro in crescita, ma anche di interrogarsi sul futuro, o quantomeno di cercare di interpretare razionalmente le evoluzioni del rapporto alcol e consumo, anche se consci che il vino potrebbe essere il meno integrabile con certe tendenze agli eccessi.

Un certo effetto l’ha prodotto un’affermazione del CEO di Wine Group, Brian Vos, una company il cui volume di vendite si attesta intorno a 53 milioni di casse all’anno. Secondo Vos, l’industria ha cavalcato il trend che il “vino è buono per te” fin dal 1991, con il programma “French Paradox” messo in onda dalla rete televisiva CBS. Adesso il vento non sembra spirare più del tutto a favore perché sta crescendo un filone di notizie negative sull’alcol, a cui la stampa offre un sovradimensionato risalto per attirare più lettori: insomma c’è della pubblicità negativa, quindi l’industria deve fare qualcosa a difesa del vino.

L’esempio citato da Vos è significativo e arriva dal Regno Unito. Nel corso del 2017 i media riportarono una news che affermava “un bicchiere di vino al giorno può accorciarti la vita”. La storia ha illuminato molto bene lo scenario delle info, vista l’enfasi data nel raccontarla; dall’altra parte coloro che hanno controbattuto con argomentazioni paritarie non hanno ricevuto la stessa attenzione, a partire dal verbo, “potere”, che esclude la certezza. Pertanto una goccia birichina è caduta sulla superficie dell’oceano vino e un cerchio, seppur per ora solitario, s’è formato e allargato, un po’ come accadde al tabacco alla fine dello scorso secolo, chiaramente con divergentissime differenze e problematiche.

Ed è ancora dal Regno Unito che arriva un altro intervento per limitare il consumo dell’alcol con l’introduzione del prezzo minimo, un’iniziativa, a detta del primo ministro scozzese Nicola Sturgeon, per lottare contro i danni da alcol. La Scozia avrà quindi dal primo di maggio 2018 un prezzo minimo di 57 centesimi di euro per unità di alcol, per cui una bottiglia di whisky (70cl) non potrà essere venduta al di sotto di 15,60€ e una di vino da 75cl, con 12% alcol, non meno di 5,2€.

Non trovare più alcol a buon mercato porterà a diminuire la dipendenza, questo è il pensiero che ricorre; tra l’altro, la grande distribuzione non potrà più effettuare quei consistenti ribassi sui distillati e sulla birra collegati spesso a sostanziosi acquisti destinati al consumo familiare. Come dire: "costa poco, è a buon prezzo, ne posso bere di più”, giusto per giustificarsi.

I due aspetti anti alcol, solo in apparenza per il momento, non sono un pericolo, adesso; soprattutto non crea patemi l’intervento legislativo scozzese, peraltro già in essere in Bielorussia, Ucraina e in alcuni stati del Canada. Nicola Sturgeon è stata chiara, affermando che i prodotti d’alta gamma (i loro whisky) non risentiranno contraccolpi; come a dire: chi beve qualità non beve quantità. Il timore, come sempre, sta nel vino perché è un prodotto stratificato sia nella socialità sia nella convivialità, però meno capace di auto proteggersi rispetto alla birra e agli spirit; c’è solo da puntare dritto, con convinzione, su un aspetto strategico, e cioè che la consapevolezza nel bere passa per l’istruzione e, fortunatamente, l’AIS è istruttiva.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)