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giovedì 25 luglio 2013 12:00:00

Dicono i Francesi, o meglio i Borgognoni, del Pinot nero: riflette il terroir nei minimi dettagli. E vai con i climat e i finage, i clos e i cros, i cru e i sotto cru, con quelle affermazione si assolvono i buoni e i mediocri, il prezzo esageratissimo nell’alta gamma e quelli altrettanto esorbitanti nella gamma media.

Che sia tutto un tentativo di girare intorno al cépage e di non prendere di petto l’ormai annosa sopravalutazione delle quotazioni? Non abbiamo risposta in merito, e da parte loro c’è il più assoluto silenzio.

Intanto continuano a godersela i Borgognoni, e a onor del vero resta sempre e comunque la Côte d’Or, quella striscia di terra che nel bene o nel male eccelle nel Pinot nero, e a tutte altre zone viticole che tentano di paragonarvisi non resta altro che profferire un bel ahimè!

Adesso ci riprova l’Alsazia! A dire il vero, dall’Alsazia il Pinot Noir non è mai scappato, era spesso tenuto in disparte, nascosto, perché vendemmia dopo vendemmia manifestava sempre un colore un po’ emaciato, che gli impediva di brillare di quei riverberi buccia di ciliegia che tanto fanno fashion in questo prodotto.

Questo clima pazzo, o forse fatto impazzire, che vede un riscaldamento climatico in lenta e continua alterazione ascensionale, ha fatto riprendere vigore alla voglia di misurarsi di nuovo con il Pinot Noir in Alsazia.

Qualcuno dice che dopo il 2003, notoriamente un anno extra caldo, s’accorsero che quella calura aveva abbronzato il Noir, gli aveva evitato quella tinta emaciata, quello sfinimento fenolico e odoroso, gli rigenerava il potere di non ossidarsi ed evitargli di scivolare in una colorazione rosata dal valore poco strategico.

Chi non optava per la rischiosissima versione rossa, o  anonimamente rosata, lo convogliava nel Crémant e alla fin fine il suo contributo garantiva una certa sostanza a quello vino rifermentato in bottiglia.

Ora è apparso un dato sintomatico sul Pinot Noir. L’Alsazia ha prodotto nel 2011 un 10% in più di quell’uva e il trend fu confermato per il 2012 e per il 2013 forse c’è qualcosa in essere.

In Alsazia i migliori rossi possono provenire solo da terreni argilloso-calcarei, cioè terroirs di grand cru, come il Clos Saint-Landelin del Domaine Muré con il Voubourg, stesso terreno di Chambertin in Côte de Nuits. A detta dei vigneron alsaziani anche nei vigneti del grand cru Hengst, dove c’è il calcare di Muschenlkalk e il calcare con conchiglie, sono due combinazioni che non temono di presentarsi inferiori ai sottosuoli della dorata Borgogna.

Purtroppo la legislazione alsaziana potrebbe porre un freno all’ascesa del Pinot Noir, perché anche se coltivato in terroir grand cru non può portare in etichetta quella dizione, non essendo classificato come vitigno nobile (oooh!), infatti i soli nobili d’Alsazia sono il Riesling, il Gewurztraminer, il Pinot Gris e il Muscat.

Per ora, in attesa che la legge venga incontro al Pinot Noir, stanno pensando di toglierlo dai terreni con il granito, perché troppo spesso si involve in un profumo di “cane bagnato”.

Se davvero il legislatore venisse incontro a questo nuova volontà alsaziana di fare il Pinot Noir, forse ne vedremo delle belle, e alcune sopra valutate emissioni di cru potrebbero iniziare a vacillare. Per ora, però, conviene restare nella Côte.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)