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giovedì 20 marzo 2014 14:30:00

È ancora la Francia a emergere dall’eno-torpore conseguente a un inverno stranamente poco freddo e sorprendentemente molto piovoso, tanto da far vacillare le teorie di un prossimo innescamento di un processo di desertificazione.

Il mondo commerciale del vino francese è entrato già nella fase di vibrazione primaverile e pre canicolare per cercare di porre un argine alla discensionale perdita di appeal del vino nel segmento di consumo antecedente la cena.

Il pianeta aperitivo è variegatissimo, e di certo il continente europeo non ha quella tradizione di consumo che campeggia nel mercato anglosassone, dove i bar di ristoranti e alberghi, i pub e i gastropub sono ben frequentati nel pre dinner time.

In Italia si è cercato da tempo, anche se con ritardo, di porre rimedio alla catastrofica débâcle conseguente alla perdita di quelle occasionalità di incontro ante cena, di ritrovo tra amici e colleghi di lavoro nell’intervallo tra la fine di una giornata di lavoro e l’inizio della fase notturna.

La perdita dell’abitudine di sedersi ai tavoli per consumare qualcosa, che aveva un certo fascino agli inizi del 1900, fu uccisa da un movimento “fast”, cioè di velocizzazione del tutto, che trovarono fortunatamente e con una certa sollecitudine dei difensori per il cibo, che crearono il movimento Slow Food; verso il vino non ci fu la stessa reattività da parte di interlocutori davvero interessati, anche se a discolpa si può dire che in quei momenti non era molto intuibile. 

Tutti quei micro-locali pieni di umanità in cui si poteva spiluzzicare un cicchetto e di cibo e di vino si sciolsero per confluire in bar con ampie vetrate, con lunghi banconi luccicanti e asettici, dove il cliente diventa circolante: nel senso consumare e circolare.

Per molti anni il senso dell’aperitivo ha sofferto di crisi d’identità e forse è restato sopra la linea di galleggiamento per merito di Milano: dal crepuscolare e rimpianto patatine e “bianchino” (fizzz), al fascinoso trend della “Milano da Bere”.

L’associazione italiana sommelier è più che altro vino, per cui sarebbe auspicabile un recupero di questo prodotto nei confronti di stravaganti esoticismi alcolici, o quanto meno anche un ripensamento in versione smart dell’uso del vino nelle bevande miscelate, fino ad arrivare a far sì che anche il vino sia miscelante di qualcos’altro.

Una specie di esempio è lo Spritz.

In Francia si sta elaborando una strategia di marketing sul consumo, non contro lo Spritz che continua alla grande, ma a favore di nuovi modi di approccio al gusto “vino”.

Abbiamo parlato più volte di un trend in continua crescita, come il connubio vino e frutta, per tentare di acquisire quella nuova linfa del gusto che oscilla in coloro che si avvicinano a questa idea del bere.

L’attuale campagna propone il colore rosa, una tinta giovanile, accattivante e rilucente sia che la si osservi attraverso il vetro non colorato di una bottiglia, meglio se magnum se scelta come aperitivo by the glass, o che lo si lasci luccicare all’interno di un bevante.

Ciò che cercano di concretare è l’offerta di una bevanda a tasso alcolico moderatamente basso e inzuppata di un sapore molto, molto fruttato, in cui non ci sia però la spersonalizzazione strutturale del vino, ma la complementarietà dell’aggiunta: questo per i giovani.

Per il vino “puro”, senza se e senza ma, il tentativo è quello di innescare un processo di dealcolizzazione e destrutturazione ideologica del prodotto, per passarlo dal rango di vino da degustazione, o peggio ancora da descrizione, o ancora peggio da meditazione (che tristezza) a semplice vino da bere, da sorbire, con il sorriso e con la giovialità di qualcosa che si esteriorizzi e tiri fuori il meglio del suo sé e il sé di consumatori molto consapevoli.

Buon eno-aperitivo di primavera a tutti.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)